Diritti reali e condominio

Il garage interrato costruito in violazione del regolamento condominiale va sempre demolito

Cass., 25 settembre 2012, Sez. II, n. 16299

Massima: “Il garage interrato costruito in violazione del regolamento condominiale va sempre demolito anche se l’opera non deturpa l’estetica dei giardini” (leggi la sentenza per esteso)

In “materia condominiale”, nello specifico con riguardo al caso  di violazione di regolamenti condominiali, si è pronunciata di recente la Corte di Cassazione con sentenza n. 16299/12, depositata in Cancelleria il 25 settembre 2012.

La disputa trae origine dalla condanna inflitta dal Tribunale di Pavia a tre coppie di condomini concernente l‘eliminazione delle rispettive autorimesse, costruite nel sottosuolo dei propri giardini con annesso muretto di recinzione e contenimento del terrapieno sopraelevato fino  alla quota di m. 2,50, in espressa in violazione della “servitus non edificandi” e delle clausole previste negli atti di assegnazione dei lotti condominiali.

I convenuti impugnavano la pronuncia davanti alla Corte d’Appello, la quale qualificando le modificazioni effettuate nei giardini di proprietà esclusiva come esecuzione di opere su manufatti prima aventi altezza e dimensione diversa, richiamava alcune clausole contrattuali che esplicitamente imponevano “() il divieto di qualsiasi costruzione sul soprassuolo, a prescindere dalle dimensioni e dall’estetica (…) ”.

La Corte, pertanto, riteneva violata l’estetica del complesso condominiale, in quanto considerato bene comune, disponeva  non solo l’abbattimento dei muretti, ma anche la rimozione integrale di ciò che era stato realizzato nel sottosuolo e ordinava la riduzione in pristino, attraverso il riempimento dello scavo con “terra di coltivo”.

La Suprema Corte nella sentenza n. 16299/12 ha sostenuto  in toto  quanto sancito dalla Corte d’Appello, ma ha cassato la sentenza nella parte in cui dispone che la riduzione in pristino delle opere debba avvenire mediante riempimento dello scavo sottostante il livello originario.

Sostiene la Corte di Cassazione: “Trattasi infatti di prescrizione che esorbita i presupposti della decisione e che sottrae ai proprietari la facoltà d’uso del sottosuolo. Saranno pertanto gli stessi (…) a scegliere se dar corso alla forma più rapida ed economica di ripristino mediante riempimento o a quella che consentirà il mantenimento dello scavo sotterraneo

(Tiziana Francolino – t.francolino@lascalaw.com)

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