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Il dovere generale di “ragionevole cautela”

Quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte dello stesso danneggiato di normali cautele, tanto più incidente sarà l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella recente sentenza n. 18415/19, depositata il 9 luglio.

La vicenda trae origine dalla richiesta di risarcimento (avanzata ex art. 2051 c.c. e, in subordine, ex art. 2043 c.c.) dal proprietario di un’autovettura a causa dei danni riportati da un dissuasore automatico del traffico che, senza preavviso, si era azionato, sfasciando il veicolo che si trovava momentaneamente in sosta su di esso. Il tribunale rigettava tale domanda ed il danneggiato proponeva appello: la Corte territoriale accoglieva con sentenza favorevole il gravame, dichiarando il Comune responsabile ex art. 2051 c.c., per danno da cose in custodia, con condanna a risarcire i danni. Il Comune, a questo punto, ricorreva in Cassazione.

Va precisata una circostanza assolutamente rilevante: il danneggiato non aveva rispettato il Codice della Strada, perché egli con la vettura si era fermato sopra il dissuasore, in zona in cui erano vietati sia il transito di autovetture che la loro sosta. Inoltre la presenza del dissuasore era stata resa nota con segnali di pericolo e di divieto ed era facilmente riconoscibile la corona (del dissuasore), in quanto dotata di lampeggianti che si accendevano quando il distorsore si muoveva.

Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte evidenzia che non esiste un unicum di caso fortuito in relazione ai limiti di responsabilità del custode.

Da un lato, infatti, sussiste il caso fortuito consistente in un fatto naturale o del terzo, ove si rinviene realmente l’imprevedibilità e l’inevitabilità.

E, dall’altro, sussiste il ben diverso caso fortuito rappresentato dalla condotta del potenziale danneggiato: questa seconda specie deve essere valutata tenendo anche conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso all’art. 2 della Costituzione.

Con la conseguenza che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte dello stesso danneggiato delle cautele normalmente prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompe il nesso causale tra fatto ed evento dannoso, quando lo stesso comportamento, benché astrattamente prevedibile, sia da escludere come evenienza ragionevole ed accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale.

In sostanza, quanto più la situazione di possibile pericolo può essere superata attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incide la efficienza causale della imprudente condotta della vittima, fino ad interrompere il nesso causale tra la cosa ed il danno e ad escludere, dunque, la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c.

Per la Suprema Corte l’errore commesso dalla Corte territoriale sta nel fatto che quest’ultima “ha privato di ogni incidenza la violazione della normativa stradale da parte dell’automobilista”.

A parere della Cassazione, l’irrilevanza che il giudice dell’appello ha attribuito alla colpa specifica che pure aveva riscontrato senza dubbio nella condotta del danneggiato, costituisce violazione dell’articolo 2051 c.c. nella ricostruzione della responsabilità del custode.

La sentenza, pertanto, viene cassata con rinvio alla stessa Corte territoriale in diversa sezione, per l’applicazione del principio di diritto secondo cui “nella fattispecie dell’articolo 2051 c.c. la condotta del danneggiato può costituire caso fortuito o concausa dell’evento dannoso se è colposamente incauta, non occorrendo che a livello fattuale sia imprevedibile”.

Cass., Sez. VI Civ. – 3, 9 luglio 2019, n. 18415

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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