L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

Il divieto dei licenziamenti collettivi previsto dalla normativa emergenziale si applica ai dirigenti?

L’estensione del divieto dei licenziamenti collettivi, di cui alla normativa emergenziale, alla categoria dei dirigenti sembrava pacifica sulla base del dato letterale delle norme coinvolte.

Infatti, la disposizione di emergenza si limita a vietare i licenziamenti disciplinati dalla legge n. 223/1991 (ossia, appunto, la legge sui licenziamenti collettivi), senza alcuna distinzione circa la qualifica dei lavoratori coinvolti, e la predetta legge si applica, per espresso dettato normativo, anche ai dirigenti.

Tuttavia, il Tribunale di Milano ha fornito un’interpretazione della normativa in esame del tutto inedita, valorizzando argomenti di tipo logico piuttosto che letterali.

In particolare, il Giudice ha osservato che una lettura della norma emergenziale in base alla quale il divieto dei licenziamenti collettivi è esteso ai dirigenti sarebbe del tutto irragionevole.

Ciò in quanto la conseguenza di tale interpretazione sarebbe che il licenziamento del dirigente è vietato solo se collettivo, mentre è consentito se è individuale.

Una simile distinzione, a parere del Tribunale, è priva di qualsiasi ratio, posto che il divieto non può essere giustificato dalla tipologia di licenziamento (collettivo o individuale), ma dovrebbe dipendere unicamente dalla possibilità per il datore di lavoro, a cui è richiesto il sacrificio di assicurare la continuità occupazionale nonostante la crisi, di accedere agli ammortizzatori sociali. Questa possibilità è preclusa, in ogni caso, per la categoria dei dirigenti.

Pertanto, il Giudice conclude affermando che il divieto deve ritenersi inapplicabile quale che sia il licenziamento, collettivo o individuale, in quanto, se così non fosse, sarebbe il datore di lavoro a dover sopportare, in entrambe le ipotesi, le conseguenze economiche del divieto stesso, senza ricevere alcun sostegno da parte dello Stato.

La pronuncia esaminata offre una chiave interpretativa assolutamente condivisibile poiché si basa su ragionamenti di tipo logico e sistematico, apprezzabili dal punto di vista giuridico, e non si limita ad una lettura asettica della norma.

Peraltro, preme fare notare che, pochi giorni prima della decisione appena esaminata, lo stesso Tribunale di Milano aveva emesso un’ordinanza (la n. 17628 del 2 luglio2021) di segno diametralmente opposto, seppure nell’ambito di una controversia dall’oggetto identico. Infatti, in tale occasione, è stata dichiarata la nullità del licenziamento di un dirigente per violazione della normativa sul blocco dei licenziamenti collettivi.

Questo dimostra come le disposizioni emanate durante l’attuale pandemia continuino a creare non poche difficoltà ermeneutiche.

Forse, sarebbe auspicabile un intervento del legislatore che faciliti il lavoro di chi è chiamato ad interpretare una normativa che, in alcuni casi, si presenta disorganica e di difficile comprensione.

Trib. Milano, Ord., 17 luglio 2021

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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