Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Il danno da illegittima segnalazione non è “in re ipsa”

La Corte d’Appello di Torino torna ad esprimersi sul danno da illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi.

La sentenza di primo grado emessa dal Tribunale, in un giudizio promosso avverso un istituto di credito difeso dallo Studio La Scala, aveva rigettato la richiesta di risarcimento danni a seguito di una segnalazione pacificamente erronea del nominativo dell’attore.

Con ordinanza ex art. 348 bis c.p.c., la Corte dichiara inammissibile l’appello proposto in quanto il medesimo non aveva ragionevoli probabilità di accoglimento nel merito, facendo proprie le motivazioni del Giudice di prime cure, il quale aveva respinto la domanda attorea poiché del tutto sfornita di prova. “Il danno da immagine imprenditoriale e commerciale– scrive il Collegio- non è considerabile in re ipsa, ma necessita di concrete allegazioni e prove, che nello specifico non sono state nemmeno offerte, in ordine all’effettivo pregiudizio subito”.

L’ordinanza, di meridiana chiarezza, non aggiunge nessun nuovo argomento rispetto alla sentenza di primo grado, già completa e motivata in maniera esauriente sul punto. Tuttavia, la sua importanza risiede nell’interpretazione che dottrina e giurisprudenza hanno attribuito al requisito della ragionevole probabilità di accoglimento, in assenza del quale l’appello è dichiarato inammissibile.

Infatti, La giurisprudenza converge nel far coincidere il campo di applicazione dell’ordinanza di inammissibilità con quello dell’impugnazione palesemente infondata; nello specifico, sono generalmente dichiarate inammissibili impugnazioni fondate su ricostruzioni in punto di fatto palesemente smentite dall’attività istruttoria espletata oppure, come nel caso di specie, contrastanti con orientamenti giurisprudenziali consolidati e maggioritari nella materia. È lo stesso art. 348 ter c.p.c. a precisare che l’ordinanza debba essere succintamente motivata anche mediante il riferimento a precedenti conformi.

Pertanto, l’ordinanza di inammissibilità emessa dalla Corte d’Appello di Torino rappresenta non solo un altro tassello da inserire nel mosaico di decisioni che negano l’esistenza di un danno in re ipsa conseguente all’illegittima segnalazione di un nominativo alla Centrale dei Rischi, ma la conferma che tale orientamento appare sempre più consolidato e condivisibile.

19 aprile 2016

Mariangela Boneram.bonera@lascalaw.com

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