Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Il correntista temerario

Nei giudizi promossi dal correntista, per far valere l’illegittimità di poste passive in conto corrente, è tale soggetto a dover allegare specificamente i relativi fatti costitutivi, essendo a suo carico il relativo onere ai sensi dell’art. 2697 c.c.

È quanto chiarito dal Tribunale di Pavia, in merito ad un giudizio incardinato nei confronti di un Istituto di credito assistito dallo Studio.

In particolare, il Giudicante ha segnalato che il correntista che propone una domanda di rideterminazione del saldo di conto corrente deve:

  1. – allegare la prova dell’esistenza del rapporto bancario e delle sue condizioni;
  2. – indicare quali siano gli addebiti ritenuti illegittimi, chiarendo la ragione dell’illegittimità ed enucleando l’applicazione di clausole invalide contenute nel relativo documento contrattuale;
  3. – dedurre, dalla verifica del contratto e delle rinegoziazioni, la mancata stipula di una clausola (o l’invalidità di una condizione economica) in forza della quale la banca ha effettuato addebiti per interessi, commissioni, spese ed oneri.

Ne deriva che la domanda giudiziale non corredata dalla documentazione negoziale si basa su fatti meramente ipotetici: senza la verifica del contratto di conto corrente, del contratto di apertura di credito, degli affidamenti e delle rinegoziazioni intervenute, non è possibile verificare la mancata pattuizione di una voce di spesa o la difformità di una precisa commissione rispetto al testo negoziale.

Il Giudice ha anche precisato come la richiesta ante causam della documentazione negoziale alla Banca, effettuata ai sensi dell’art. 119 TUB, non sia sufficiente a giustificare un’inversione dell’onere della prova, che resta sempre in capo al correntista.

Difatti, quest’ultimo non solo deve effettuare la richiesta documentale ai sensi dell’art. 119 TUB prima di intentare la causa, ma deve anche, in difetto di riscontro della Banca, intentare le azioni specificamente dirette ad ottenere l’adempimento dell’obbligo di cui trattasi (ad esempio è possibile chiedere l’applicazione della penale ex art. 614 bis c.p.c. per il caso di inadempimento ad obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro).

Sulla scorta delle suddette considerazioni, il Tribunale ha rigettato le domande di parte attrice, condannando il correntista alla rifusione delle spese di lite in favore della Banca convenuta.

Tribunale di Pavia, 12 agosto 2019, n. 1355

Alessandra Gambadauro – a.gambadauro@lascalaw.com

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