Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Il conflitto di interessi degli amministratori della S.r.l.

Il tema del conflitto di interessi degli amministratori nel caso della società a responsabilità limitata è disciplinato dall’art. 2475ter c.c. con la previsione di due ipotesi specifiche: l’una concernente l’esito dei contratti conclusi dai rappresentanti della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, l’altra concernente le conseguenze relative alle decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con il voto determinante di un amministratore anch’esso in conflitto di interessi con la società.

Approfondendo non solo il significato delle singole disposizioni di cui alla norma in esame, ma pure del rapporto tra le stesse sussistenti, parte della dottrina ritiene applicabile la disciplina di cui al comma 1 ove non sussistenti le condizioni per l’applicabilità, di fatto, del comma 2 (Abriani, Conflitto di Interessi e rappresentanza nella nuova società a responsabilità limitata, in Soc, 2003, 416; Allegri, L’amministrazione della s.r.l. dopo la recente riforma, in Santoro (a cura di), La nuova disciplina della società a responsabilità limitata, Milano, 2003, 162).

Ovvero, il contratto concluso dall’amministratore in conflitto di interessi sarebbe annullabile in tutti i casi in cui non supportato, a monte, dalla relativa delibera del consiglio di amministrazione: trattasi quindi dei casi di atti compiuti dall’amministratore unico, dall’amministratore delegato con poteri di rappresentanza così come in caso di amministratore in regime di amministrazione disgiuntiva con poteri rappresentativi.

In tal caso, quindi, in applicazione delle disposizioni generali del codice civile in materia, la società sarà legittimata ad agire per l’annullamento del contratto nel termine di prescrizione ordinario di cinque anni, gravando sullo stesso l’onere probatorio relativo alla sussistenza del conflitto di interessi e la conoscenza (ovvero conoscibilità) dello stesso da parte del terzo contraente.

Al contrario, i negozi compiuti (e quindi anche i contratti conclusi) in vigenza di un conflitto di interessi, ove fossero realizzati in esecuzione di una delibera del consiglio di amministrazione, sarebbero annullabili esclusivamente nel caso in cui la stessa lasciasse margine di discrezionalità al rappresentante della società nella definizione ed esecuzione dell’atto giuridico da compiersi.

Non è quindi annullabile il contratto concluso dall’amministratore in pedissequa esecuzione di una delibera del consiglio di amministrazione, assunta senza il suo voto determinante.

In caso, invece, di voto determinante dell’amministratore in conflitto, l’ordinamento garantisce la tutela del solo interesse della società (non quindi del singolo socio), prevedendo la legittimazione dell’impugnativa di detta delibera esclusivamente agli amministratori, con salvezza dei diritti acquisiti dai terzi in buona fede in conseguenza dell’esecuzione della delibera impugnata.

Giulia Buzzettig.buzzetti@lascalaw.com

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