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Il conflitto di interessi nell’assemblea degli obbligazionisti di s.p.a.

Tribunale di Milano, 12 febbraio 2014 (leggi la sentenza)

Con l’ordinanza in commento il Tribunale di Milano si è espresso circa la domanda cautelare formulata da un obbligazionista di minoranza di una s.p.a. volta a richiedere la sospensione dell’esecuzione della delibera  dell’assemblea degli obbligazionisti con cui era stata approvata la proposta di ammissione alla procedura di concordato preventivo della società.

L’attore si era determinato ad adire l’autorità giudiziaria rilevando come la delibera in questione fosse stata assunta con il voto determinante dell’obbligazionista di maggioranza (titolare del 51% del prestito obbligazionario) il quale, secondo l’obbligazionista di minoranza, al momento della delibera, si trovava in una situazione di conflitto di interessi, posto che a quest’ultimo faceva capo – ancorché in via indiretta – anche il controllo della società emittente le obbligazioni e in procinto di presentare la domanda concordataria.

Secondo l’attore, nel caso di specie, il conflitto di interessi dell’obbligazionista di maggioranza emergeva, in particolare, dalla circostanza che questi aveva approvato la proposta concordataria perseguendo un interesse (per esempio, la riduzione dei crediti tramite l’approvazione del concordato) contrapposto a quello “tipico” dell’obbligazionista (per esempio, ottenere il rimborso del capitale e gli interessi).

La domanda così formulata dall’attore veniva rigettata dal Tribunale di Milano, il quale però,  con l’ordinanza in commento ha fornito alcuni spunti di grande interesse sull’applicabilità della disciplina del conflitto di interessi negli organi collegiali delle società di capitali, soprattutto se si considera che detta fattispecie non è espressamente disciplinata in materia di delibere degli obbligazionisti.

Invero, il giudice di merito ha rilevato come dalla lettura in combinato disposto degli artt. 2373, 2475-ter comma 2, 24769ter, comma 2 Cod. Civ. sia ricavabile  l’esistenza –  nell’ordinamento societario  – di un principio generale che vale a regolare le ipotesi di conflitto di interessi in tutte le decisioni assembleari e collegiali, secondo il quale, il conflitto di interessi non rappresenta ex se una condizione sufficiente a invalidare la votazione (sia essa una delibera dell’assemblea dei soci, del consiglio di amministrazione o anche dell’assemblea degli obbligazionisti); invero, l’invalidità dell’atto è subordinata non solo al fatto che il voto determinante per il raggiungimento della maggioranza necessaria sia stato espresso da un soggetto in conflitto di interessi, ma anche alla condizione che la deliberazione sia suscettibile di recare alla società un danno, anche in via meramente potenziale.

La ratio della previsione del requisito del pregiudizio risiede nella constatazione che il voto in conflitto di interessi può tornare a vantaggio dell’uno o dell’altro dei due poli di interesse, o contemperare equamente le due contrapposte posizioni, sicché costituisce onere della parte interessata fornire idonea dimostrazione di appartenere al “fronte” che ha subito pregiudizio dal voto espresso dalla maggioranza. Onere della prova che, nel caso di specie, il Tribunale non ha ritenuto assolto dall’obbligazionista di minoranza.
11 marzo 2015

Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com

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