Crisi e procedure concorsuali

Il concordato preventivo e la disciplina dei contratti pendenti

Come è noto, prima della recente riforma, si riteneva che la disciplina prevista dagli artt. 72 e ss della legge fallimentare non trovasse applicazione nell’ambito del concordato preventivo, stante il “parziale” spossessamento dei beni in capo all’imprenditore in crisi. Di talchè i contratti pendenti continuavano ad essere eseguiti al di fuori del concorso, anche in assenza di un espresso provvedimento da parte del Giudice Delegato. Vi erano però molteplici dubbi, sia in dottrina che in giurisprudenza, con riguardo, per esempio, all’applicabilità della disciplina dettata per i crediti prededucibili, agli effetti derivanti da una risoluzione contrattuale derivante da una espressa clausola risolutiva o, ancora, con riguardo alla distinzione da farsi tra crediti sorte ante procedura e crediti sorti in corso di procedura.

Il Decreto Sviluppo ha introdotto rilevanti novità sul punto, avendo introdotto la possibilità di richiedere lo scioglimento o la sospensione dei contratti pendenti, o, ancora, a certe condizioni, di ottenere l’autorizzazione al pagamento dei crediti anteriori.

Ai sensi dell’art. 169bis l.f. “il debitore, nel ricorso di cui all’art. 161 può chiedere che il Tribunale o, dopo il decreto di ammissione, il Giudice Delegato lo autorizzi a sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione alla data di presentazione del ricorso. Su richiesta del debitore può essere autorizzata la sospensione del contratto per non più di sessanta giorni , prorogabili una sola volta

Qualora l’autorizzazione venga concessa, il terzo contraente avrà diritto ad un “indennizzo equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento. Tale credito è soddisfatto come credito anteriore al concordato”.

Nulla si dice in ordine a chi competa la determinazione dell’indennizzo. Nel silenzio della legge si è sostenuto che, in assenza di accordo fra le parti, questa spetti all’autorità giudiziaria ordinaria o agli arbitri, atteso che l’art. 162 bis, terzo comma, l.f. espressamente prevede che lo scioglimento del contratto non si estende alla eventuale clausola compromissoria contenuta nel contratto stesso.

Va da sé che un eventuale contenzioso inciderebbe pesantemente sulla durata della procedura e la determinazione della percentuale riconosciuta ai creditori sicché è facile prevedere che tali autorizzazioni saranno concesse per lo più in presenza di un preaccordo fra contraenti in ordine all’entità dell’indennizzo o, come nel caso del leasing, quando contrattualmente siano già prestabilite le modalità di calcolo dell’indennizzo.

Il D.L. n. 83/2012 ha introdotto una deroga al principio generale, stante l’attribuzione della prededucibilità ai crediti sorti nella fase precedente al deposito del ricorso al concordato preventivo: in tal modo si crea un’evidente ed ingiustificata penalizzazione in capo alla parte adempiente, che si è venuta a trovare in tale situazione per cause indipendenti dalla propria volontà, ovvero imputabili allo stato di crisi dell’altro contraente.

Nel caso di concordato con continuità aziendale è inoltre previsto espressamente che sia possibile chiedere al Tribunale  l’autorizzazione al pagamento dei crediti anteriori qualora il professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 67, comma 3, attesti che tali prestazioni sono essenziali per la prosecuzione dell’attività di impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori (attestazione che non è necessaria qualora il pagamento avvenga attraverso l’apporto di nuove risorse finanziarie senza obbligo di restituzione o con obbligo postergato alla soddisfazione dei creditori).

Si segnala, infine, che i predetti principi di scioglimento e sospensione di cui all’art. 169-bis L.F., tesi ad agevolare la soluzione della crisi d’impresa, non sono comunque sempre applicabili, essendone espressamente esclusa l’operatività nei seguenti casi:

·    rapporto di lavoro subordinato;

·  contratto preliminare di cessione, trascritto ai sensi dell’art. 2645-bis c.c., avente ad oggetto un immobile ad uso abitativo, destinato a costituire l’abitazione principale dell’acquirente o dei propri parenti ed affini entro il terzo grado (art. 72, co. 8, della Legge Fallimentare), qualora l’ammissione al concordato preventivo sia richiesta dal promittente venditore;

·    locazioni di immobili di proprietà del debitore (art. 80, co. 1, L.F.).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Anche la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sulle modifiche alle procedure di sovraindebitamento...

Crisi e procedure concorsuali

La rivincita del promissario acquirente

Facciamo seguito a nostri precedenti articoli sul tema della decorrenza del termine per la riassunzi...

Crisi e procedure concorsuali

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sull’annosa questione del dies a quo di decorrenz...

Crisi e procedure concorsuali

X