Crisi e procedure concorsuali

Il concordato con riserva nelle prime pronunce della giurisprudenza

Certi di fare cosa gradita ai nostri lettori, pubblichiamo le primissime sentenze di merito in tema di “concordato con riserva” tratte dal sito Il Fallimentarista.it

La nuova normativa in materia di concordato preventivo, introdotta dal c.d. Decreto Sviluppo e applicabile ai procedimenti introdotti dal trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione, fa il suo ingresso nei tribunali italiani. Cominciano a registrarsi, infatti, le prime pronunce relative a domande di concordato con riserva, che offrono l’occasione per esaminare, brevemente, i tratti caratteristici dell’istituto.
Il concordato con riserva. Secondo il disposto dell’art. 161 l. fall., il debitore può presentare domanda di ammissione al concordato preventivo, riservandosi di depositare la proposta, il piano e la documentazione necessaria entro un termine successivo assegnato dal tribunale. Dal momento della pubblicazione della domanda nel registro delle imprese scattano gli effetti protettivi per il debitore: in particolare la protezione dalle azioni esecutive o cautelari dei creditori. Già dalla data di presentazione della domanda peraltro l’imprenditore può compiere atti di straordinaria amministrazione solo previa autorizzazione del tribunale; è prevista la prededucibilità dei crediti che ne derivano e di quelli che scaturiscono da atti di ordinaria amministrazione
I poteri del tribunale: la verifica dei presupposti. Il
Tribunale di Milano, dettando delle linee guida in uno specifico documento, e in seguito altri Tribunali, come ad esempio quello di Velletri, decreto 18 settembre 2012, hanno precisato che l’automaticità degli effetti derivanti dalla presentazione del ricorso per concordato “non esclude la necessità della delibazione sui presupposti di validità della domanda”. Nello specifico il Collegio è tenuto a verificare, in primo luogo, che il debitore abbia depositato, unitamente alla domanda, i bilanci degli ultimi 3 anni d’esercizio, da cui ricavare il requisito soggettivo (fallibilità del debitore) e oggettivo (stato di crisi/insolvenza); in secondo luogo il tribunale è tenuto ad accertare che il debitore non abbia presentato, nei due anni precedenti, altra proposta di concordato o accordo di ristrutturazione non omologato.
Competenza. Il Tribunale deve, altresì, verificare la propria competenza territoriale, ai sensi degli artt. 161 e 9 l. fall.
In questo senso si segnala una domanda di concordato con riserva avanzata da un debitore che, nella parallela sede prefallimentare, aveva eccepito anche l’incompetenza del
Tribunale di Crotone. Il collegio, in un provvedimento datato 4 ottobre, richiama una giurisprudenza ormai consolidata e afferma che la competenza [a dichiarare il fallimento, ex art. 9 l. fall. e, per estensione, a pronunciarsi sulle domande di concordato] spetta al tribunale del luogo in cui l’imprenditore ha la sede principale dell’impresa, che si presume coincidente con la sede legale, e che va intesa nel senso di centro di direzione e gestione (COMI, secondo la definizione comunitaria, ai sensi dell’art. 13 del Regolamento Ue n. 1346/2000).
L’assegnazione del termine. Accertata la sussistenza di tutti i requisiti, soggettivi e oggettivi, prescritti dalla legge, il Tribunale concede i termini per il deposito del piano, della proposta e della documentazione. Il
Tribunale di Bolzano, a questo proposito, ha precisato, in un decreto del 25 settembre, che si tratta di un “obbligo e non di una facoltà”; è lasciata discrezionalità all’organo giurisdizionale sul termine, che deve essere compreso tra 60 e 120 giorni dalla data di deposito del provvedimento collegiale.
Così il
Tribunale di Asti, in un decreto del 24 settembre, ha fissato il termine de quo nel massimo, 120 giorni, rilevando la complessità della situazione societaria che vedeva coinvolte tre società debitrici, riservandosi di valutare successivamente l’ammissibilità di un concordato di gruppo.
Se, però, viene presentata una domanda di pre-concordato in pendenza di una procedura per la dichiarazione di fallimento, deve essere concesso il termine minimo di 60 giorni: come nel caso della domanda presentata innanzi al Tribunale di Bolzano, nel decreto citato.
Una situazione particolare emerge dal provvedimento del
Tribunale di Mantova del 27 settembre: qui i giudici hanno dovuto fare i conti anche con la legge di conversione del d.l. n. 74/2012, recante “interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici” dello scorso maggio, che dispone la sospensione fino al 31.12.2012 dei termini per il compimento di qualsiasi atto da svolgersi innanzi al tribunale di Mantova, fatte salve particolari controversie la cui ritardata trattazione potrebbe determinare un pregiudizio alle parti. Il concordato preventivo rientra in queste ultime ipotesi derogatorie e, pertanto, il Tribunale può concedere il termine – di 90 giorni – ai sensi dell’art. 161, comma 6, l. fall.
Obblighi informativi periodici. In base al comma 8 dell’art. 161 il tribunale dispone “obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore deve assolvere sino alla scadenza del termine fissato”. Le tempistiche di questi obblighi informativi variano da foro a foro, in base alla complessità della procedura e alle specificità della situazione concreta emergente dalla domanda: con cadenza mensile, per il decreto del Tribunale di Asti citato e per un provvedimento del
Tribunale di Pisa datato 19 settembre; ogni 20 giorni per un decreto del Tribunale di Milano e per uno del Tribunale di Bolzano; con cadenza settimanale per il Tribunale di La Spezia, in un provvedimento del 25 settembre.”

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