Crisi e procedure concorsuali

Il concordato con continuità aziendale nell’interpretazione del dott. Lamanna

Ieri, la rivista il fallimentarista.it, nel blog di Filippo Lamanna, Presidente della Sezione fallimentare del Tribunale di Milano, ha pubblicato un interessante contributo dal titolo: “E’ opportuno che il Tribunale specifichi la natura del concordato con continuità aziendale quando pronuncia il decreto di ammissione”.

Il contributo viene segnalato ai Lettori di Iusletter sia per l’autorevole fonte sia per le interessanti riflessioni ivi contenute. Il dott. Lamanna rileva come, prima dell’entrata in vigore della L. n. 134/2012, avrebbe potuto considerarsi quale concordato con continuità aziendale quello in cui, di fatto, proseguisse l’attività d’impresa. Tale figura, infatti, non era oggetto di un’autonoma disciplina differenziatrice rispetto alle altre forme c.d. liquidatorie, e quindi rilevare che l’attività d’impresa non si era, né si sarebbe conclusa, finiva per avere, essenzialmente, una mera finalità descrittiva.
La situazione è oggi completamente cambiata proprio in forza dell’intervento legislativo sopra richiamato: il concordato con continuità aziendale in senso proprio è divenuto, ora, una figura di concordato tipizzata e formalizzata a cui sono riservati  gli speciali benefici previsti sia dall’ art. 186-bis, sia, in parte, dall’art. 182-quinquies l.fall..
Al fine di poter considerare un concordato preventivo come concordato con continuità aziendale non è però sufficiente la prosecuzione dell’attività d’impresa essendo necessari anche tre ulteriori  o requisiti formali:
I) che vi sia un piano, il quale preveda appunto la prosecuzione dell’attività di impresa nelle tre possibili forme previste;
II) che tale piano contenga anche un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura;
III) che vi sia una relazione dell’esperto la quale attesti che la prosecuzione dell’attività d’impresa è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori.

Ciò vuol dire che , ad avviso del magistrato, non  ricorrerà un concordato con continuità aziendale  quando l’attività d’impresa prosegua, ma manchi un piano contenente l’analitica indicazione dei costi e dei ricavi, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura, o manchi (o sia inidonea alla sua funzione) la relazione dell’esperto attestante la funzionalità della prosecuzione dell’attività d’impresa al miglior soddisfacimento dei creditori.
Occorre pertanto avere ben presente che quando l’attività d’impresa prosegue, il concordato può avere la configurazione di concordato con continuità aziendale in senso proprio solo quando ricorrano anche gli altri requisiti formali indicati nell’art. 186-bis, mentre, al di fuori di tale caso, il concordato che preveda la continuazione effettuale dell’attività senza che siano presenti anche gli altri requisiti di legge sarà sì comunque ammissibile come “concordato”, ma sarà “in continuità” solo “di fatto” e non secondo la specifica qualificazione normativa, e  ad esso resteranno di conseguenza estranei i benefici previsti per la figura tipizzata.
Come si deve regolare in questi casi il Tribunale al momento dell’ammissione?
È forse opportuno che il Tribunale specifichi sempre se il concordato è con continuità aziendale in senso proprio. Qualora ne ravvisi i presupposti, dovrebbe indicarlo a chiare lettere nel provvedimento di ammissione, al fine di garantire la pacifica applicazione dei benefici di legge; analoga specificazione dovrebbe fare, ma in senso e con lo scopo opposto, quando ne ravvisi la insussistenza.
Infatti, nel caso in cui il concordato preveda la continuità dell’attività d’impresa senza gli altri anzidetti requisiti (e pertanto quando manchi il piano di continuità, o manchi del tutto l’attestazione circa la funzionalità/convenienza della prosecuzione dell’attività per i creditori rispetto ad un’alternativa procedura liquidatoria, o quando, pur essendo stata prodotta un’attestazione, questa esprima un giudizio negativo sulla funzionalità/convenienza, oppure da essa si evinca comunque la mancanza di tale requisito a dispetto dell’apparente attestazione sulla sua sussistenza) il proponente non potrà fruire dei benefici previsti dagli artt. 186-bis e 182-quinquies l.fall., anche se, come s’è detto, il concordato potrà considerarsi ugualmente ammissibile.
Un concordato in cui l’attività d’impresa effettualmente prosegua senza che ricorrano gli altri già detti requisiti formali può essere infatti in concreto fattibile, anche se eventualmente non conveniente per i creditori (come deve invece esserlo in ogni caso il concordato con continuità aziendale affinché sia integrata la fattispecie legale, alla stregua della necessaria attestazione circa la sua funzionalità al miglior soddisfacimento dei creditori, senza la quale non si potrebbero applicare i benefici di legge), ma, come sappiamo, al momento dell’ammissione il Tribunale non può valutare d’ufficio se il concordato sia conveniente per i creditori (al di fuori del caso in cui, appunto, tale valutazione riguardi il concordato con continuità aziendale), potendolo fare solo al momento dell’omologa e solo su impulso di un creditore opponente. Pertanto in tal caso il Tribunale disporrà sì l’ammissione al concordato, ma semplicemente specificando che non si tratta di concordato con continuità aziendale ai fini dell’art. 186-bis.

 (Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com)

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