Credito Al Consumo

Il collegamento funzionale nei contratti di finanziamento finalizzati all’acquisto di un bene

L’intervento di un’ulteriore, e significativa, sentenza emessa in favore di una delle Clienti dello Studio La Scala, merita di essere segnalato perché espressione di un ordinamento che, in materia di collegamento funzionale nei contratti di prestito al consumo stipulati fuori dai locali commerciali, è riuscito, seppur con piccoli passi, a conquistare innumerevoli consensi tra le Corti di merito.

Come noto, il tradizionale orientamento della giurisprudenza di legittimità identifica nel primo criterio di ermeneutica contrattuale (ossia le espressioni utilizzate dalle parti in sede contrattuale) il segno distintivo dell’eventuale volontà delle parti di creare una interdipendenza causale.

Partendo proprio da questo presupposto, con la pronuncia n. 8253 del 24.05.2003 la Cassazione ha riconosciuto come la volontà di disancorare l’operatività del contratto di finanziamento dalle vicende patologiche del contratto di vendita fosse rimessa alle libera iniziativa delle parti, le quali, erano le uniche, nella loro autonomia contrattuale, che potevano decidere se gli effetti del contratto di vendita avrebbero dovuto riverbarsi sul contratto di finanziamento.

Nel solco tracciato dalla prima pronuncia della Cassazione, si inserisce la successiva pronuncia n. 12567 del 08.07.2004, con la quale la Suprema Corte ha inteso ribadire che, solo le parti, nella loro totale autonomia contrattuale, possono decidere se la presenza di vizi o difetti, ovvero l’inadempimento del fornitore del bene, per l’acquisto del quale è occorsa la stipulazione di un contratto di finanziamento, comporti la risoluzione anche del contratto di finanziamento.

E’ quindi stato riaffermato e rafforzato il principio chiave della materia: principio, questo, che ha recentemente trovato positivo riscontro nella sentenza n. 84 del 24 maggio 2013 emessa dal Tribunale di Brescia – Sezione Distaccata di Breno – a definizione della controversia occorsa tra una delle società Finanziarie Clienti del nostro studio ed il soggetto finanziato.

In particolare, focalizzata la propria attenzione sulle clausole contrattuali,, il Giudice si è soffermato dapprima sulla mancanza di un accordo di esclusiva tra il Fornitore e la società Finanziaria, dopodiché ha rilevato come in sede contrattuale le parti avessero previsto che “Il Cliente riconosce che (omissis) non è responsabile delle prestazioni dei convenzionati scelti liberamente dal Cliente”.

Partendo proprio da questo elemento, il Tribunale di Brescia – sezione Distaccata di Breno – ha dunque riconosciuto come detta previsione fosse “manifestamente diretta ad introdurre delle statuizioni negoziali volte a rendere le vicende del prestito del tutto autonome ed indipendenti da quelle della fornitura”.

Infine, il Giudice ha trovato “doveroso aggiungere che la precipua funzione negoziale della clausola, inerente la scissione del finanziamento dalla fornitura, osta alla riconduzione della medesima alla categoria delle clausole vessatorie limitative della responsabilità ai sensi dell’art. 1341, comma 2, cod. civ.”.

La sentenza, insomma, segna un ulteriore punto a favore dei quella parte della giurisprudenza che vuole che nei contratti di credito al consumo stipulati fuori dai locali commerciali le vicende patologiche del contratto di vendita siano destinate a non riverbare i propri effetti sul contratto di finanziamento.

(Luca Simoni – l.simoni@lascalaw.com)

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