Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Il Codice della Crisi come “utile” criterio interpretativo della legge fallimentare

Con la pronuncia in commento, la Corte ha colto l’occasione per chiarire l’effettiva portata delle norme del Codice della Crisi e dell’Insolvenza non ancora entrare in vigore.

La Corte, fermo restando che chiaramente le norme del CCII non essendo entrate in vigore non possono essere considerate direttamente applicabili, ha affermato che queste possono essere comunque utilizzate come un utile criterio interpretativo della legge fallimentare.

Tuttavia, ha precisato che affinché le norme del CCII possano essere utilizzate come criterio interpretativo della legge fallimentare è comunque necessario che ricorra, nello specifico segmento considerato, un ambito di continuità tra il regime vigente e quello futuro.

Nel caso esaminato, I Giudici hanno in effetti affermato la sussistenza di tale continuità fra gli artt. 180, 182 bis e 182 ter l.fall., nel testo anteriore all’entrata in vigore del menzionato d.lgs. n. 14 del 2019, applicabile nel caso in esame, e gli stessi artt. 180, 182 bis e 182 ter l.fall., come successivamente modificati dall’art. 63 del citato d.lgs. n. 14 del 2019 e dall’art. 3, comma 1 bis, d.l. n. 125 del 2020.

In tale ipotesi, dunque, è possibile secondo la Corte utilizzare il CCII come utile criterio interpretativo della legge fallimentare.

Gli stessi principi erano stati enunciati dalla Corte, sempre a Sezioni Unite, anche con la precedente pronuncia n. 12476 del 24.06.2020. Qui i Giudici affermavano che “Il C.c.i.i. è testo in generale non applicabile – per scelta del legislatore – alle procedure (come quella in esame) aperte anteriormente alla sua entrata in vigore (art. 390, comma 1, C.c.i.i.), e la pretesa di rinvenire in esso norme destinate a rappresentare un utile criterio interpretativo degli istituti della legge fallimentare potrebbe essere ammessa se (e solo se) si potesse configurare – nello specifico segmento – un ambito di continuità tra il regime vigente e quello futuro”.

Da ultimo la Cassazione ha ribadito tali principi anche in un’altra recente ordinanza oggetto di nostro commento, relativa alla configurabilità della possibilità di fallimento senza previa risoluzione del concordato (cd. fallimento omisso medio).

In tale ordinanza (Cass. civ. Sez. I, 31.03.2021, n. 8919) la Corte ha osservato che “tenuto fermo l’assunto che la norma da ultimo citata [n.d.r. art. 119 CCII] non è direttamente applicabile al caso concreto oggi in esame, ratione temporis – la pretesa di rinvenire nel C.c.i.i. “norme destinate a rappresentare un utile criterio interpretativo degli istituti della legge fallimentare potrebbe essere ammessa se (e solo se) si potesse configurare – nello specifico segmento – un ambito di continuità tra il regime vigente e quello futuro”.

Pertanto, la giurisprudenza di legittimità ammette che le norme del CCII possano essere utilizzate come criterio interpretativo dell’attuale legge fallimentare. Tuttavia, affinché si possa procedere in tal senso, è comunque necessario che ricorra, nello specifico segmento considerato, un ambito di continuità tra il regime vigente e quello futuro.

Cass., Sez. Unite, 25 marzo 2021, n. 8504

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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