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Il Codice del Consumo e lo squilibrio della condotta

La sentenza in commento declina in termini di rispetto della disciplina consumeristica i rapporti giuridici tra consumatore ed istituti di credito.

In particolare, il Giudice di Pace di Buccino, con sentenza del 25 gennaio 2016, ha parzialmente accolto la domanda del consumatore che, dedotta l’esistenza di un contratto di finanziamento estinto anticipatamente, ha chiesto all’On.le Giudice di Pace di dichiarare l’usurarietà dei tassi contrattualmente convenuti e  “la nullità parziale del contratto per mancata coincidenza tra Taeg pattuito e quello applicato con declaratoria di nullità degli interessi convenzionali applicati ex art. 117 co. 2 TUB”.

Il Giudice ha dapprima rilevato come “il lamentato superamento del tasso soglia usura, con riferimento al contratto di finanziamento” non risultasse provato.

Il successivo percorso logico – argomentativo ruota attorno alle risultanze della Consulenza Tecnica D’Ufficio espletata in corso di causa, ovvero “una discordanza tra TAEG pattuito e quello applicato, nel TAN applicato (pari al 10,69% rispetto al 10,20% previsto in contratto”.

Sulla scorta delle citate premesse l’Organo Giudicante ha così concluso: “il comportamento tenuto dalla Banca convenuta determina a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti ed obblighi derivanti dal contratto (art. 33 e ss. Cod. Cons. e 1283 c.c.). A ciò si aggiunge che il D.Lgs. n. 206/05 riconosce e garantisce ai consumatori “la correttezza (che importa rettitudine e buona fede nei rapporti contrattuali tra le parti e nello svolgimento del contratto giusta artt. 1175, 1176 e 1375 c.c.), la trasparenza (che impone la mancanza di ambiguità nell’esecuzione del contratto) e l’equità (che assicura equilibrio sostanziale tra le prestazioni dedotte tenendo conto della situazione di debolezza che caratterizza la posizione del consumatore) ed in applicazione di detti principi la società convenuta deve essere considerata gravemente inadempiente”.

Le statuizioni assunte dal Giudice di Pace da un lato volgono lo sguardo alla condotta assunta dall’istituto di credito convenuto, inducendo l’Organo Giudicante ad affermare in termini generali che “indicare in un contratto di finanziamento un TAEG inferiore a quello realmente applicato, costituisce una falsa informazione da qualificare come pratica commerciale ingannevole perché idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione che altrimenti non avrebbe preso”.

Quanto sopra appare, tuttavia, disancorato dal caso portato all’attenzione dell’Organo Giudicante nella misura in cui, dall’altro lato, gli approdi giurisprudenziali non appaiono ancorati ad una acquisizione critica e consapevole delle risultanze della Consulenza Tecnica d’Ufficio, quanto piuttosto apodittica.

Giudice di Pace Buccino, 25 gennaio 2016 (leggi la sentenza)

Pamela Balduccip.balducci@lascalaw.com

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