Crisi e procedure concorsuali

Il c.d. voto consapevole nel concordato preventivo

Tribunale di Pordenone, 10 aprile 2014

Il Tribunale di Pordenone, con sentenza del 10 aprile 2014 (pubblicata su www. ilcaso.it) ha affermato che è valido il voto di dissenso espresso dal creditore in qualunque momento, anteriore o posteriore al deposito del piano o all’adunanza dei creditori. Benché, infatti, l’attività del commissario giudiziale sia funzionale alla espressione di un voto informato, l’acquisizione di adeguate informazioni non è un obbligo ma un diritto del creditore e l’attività del commissario non è l’unica fonte di informazioni, potendo il creditore ritenersi in grado di valutare autonomamente la fattibilità e la convenienza del piano.

Nella motivazione il Tribunale veneto precisa come, pur non essendovi univocità nel dato normativo, l’orientamento da preferire sia quello che riconosce validità ai voti espressi prima dell’adunanza dei creditori.

Ed infatti l’art. 175, comma 2, l.f. laddove prevede che “la proposta di concordato non puù più essere modificata dopo l’inizio dell operazioni di voto” fa chiaro riferimento alle operazioni di voto in adunanza senza con ciò escludere l’ammissibilità del voto al di fuori dell’adunanza.

Il fatto, poi, che si possa contestare l’assenza di un voto consapevole e, quindi, l’invalidità dello stesso (come aveva già sostenuto in passato il Tribunale di Milano), non sarebbe rilevante atteso che  il creditore non si troverebbe in una situazione di ridotta capacità, per cui non può essergli inibito  di esprimere anticipatamente la sua volontà di accettare o rifiutare la proposta.

Infine, in capo al Tribunale, non sussisterebbe nè un potere di controllo con riguardo alla consapevolezza o meno del voto prestato né la possibilità di fare discriminazioni tra i creditori che abbiano espresso il voto in epoca anteriore al deposito del piano e quelli che lo hanno espresso in epoca successiva. (lc)

 08 maggio 2014

(Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com )

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