Diritto Processuale Civile

Il bilancio confuso non e’ prova dei debiti della societa’

Cass., 14 marzo 2013, Sez. III, n. 6547 (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza in questione ci ha incuriosito per la dinamica processuale – a dire il vero quasi inspiegabile – dalla quale essa prende le mosse.

La Società “I” ottiene (siamo alla fine degli anni ’80) un decreto ingiuntivo nei confronti della società “A”, deducendo che quest’ ultima ha approvato e depositato uno stato patrimoniale al 31/12/1986 nel quale ha iscritto un debito per “fatture da ricevere” di quasi mezzo miliardo di vecchie lire, relative (come indicato nella relazione al bilancio) a “prestazioni di servizio per lavori eseguiti” (a suo favore, evidentemente).

“A” oppone il decreto e deduce di nulla dovere, non documentando alcunchè detta appostazione.

“I”, dal canto suo, resiste e sembra ingaggiare una battaglia di principio sul valore probatorio di essa; tanto che non si perita di supportare altrimenti la propria domanda.

Nel giudizio di primo grado il decreto viene confermato.

“A” impugna e la Corte d’ Appello di Campobasso ne accoglie – questa volta – le ragioni.

Secondo il giudice di secondo grado, infatti, la stessa relazione al bilancio segnala anche che la società debitrice – nel 1986 – “era rimasta quasi inattiva”  e che nel corso di una c.t.u. contabile esperita in primo grado (presso la debitrice, si suppone) non erano stati trovati documenti a riscontro di quella appostazione per “fatture da ricevere”.

La Corte di Campobasso, ritenendo peraltro che la valenza probatoria delle scritture contabili non è sottratta al prudente apprezzamento del giudice, nega il diritto della Società “I” e le contesta  di non avere meglio provato le proprie pretese.

Questa volta è “I” a impugnare, ma senza fortuna.

La Suprema Corte, infatti, conviene anch’ essa sul fatto che le scritture contabili (e i bilanci, che le sintetizzano) possono fare prova contro l’ imprenditore; ma esse sono dotate, sotto il profilo probatorio, della natura di presunzioni semplici, liberamente valutabili dal giudice di merito.

E osserva che, se l’ apprezzamento di quest’ultimo è adeguatamente motivato,esso sfugge al sindacato di legittimità.

Che dire ?

La Cassazione pare ispirarsi ad un certo favor debitoris, poco convincente.

Un’ appostazione di bilancio di grande rilievo, vuoi per l’ entità, vuoi per la genesi (che non ha alcunchè di automatico e la cui erroneità non potrebbe derivare da un burocratico e incongruo recepimento di documenti contabili che sono ancora … “da ricevere”) non avrebbe alcun valore confessorio.

Una dichiarazione di essere stati “quasi inattivi”, supporterebbe la’ inesistenza di obbligazioni verso terzi.

Il mancato riscontro documentale presso la debitrice (che magari potrebbe aver nascosto le carte) supporterebbe la diagnosi di una  mera apparenza.

Ci sembra che, viceversa, sia del tutto plausibile – in casi del genere – una maggiore severità.

Certo che – ci si domanda – la difesa del creditore non aveva altri elementi per provare il suo buon diritto ?

Verrebbe voglia di leggersi tutte le carte di questo strano processo

(Giuseppe La Scala – g.lascala@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

L’occasione di riflessione sul tema è scaturita da una sentenza della Corte d’Appello di Genova...

Diritto Processuale Civile

Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

A seguito dell’istituzione del “domicilio digitale” le notificazioni indirizzate alla parte de...

Diritto Processuale Civile

Con ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha disposto la rimessione al Primo Presidente affinché ...

Diritto Processuale Civile

X