Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Idoneità del ricorso cautelare ai fini dell’efficacia dell’impugnazione stragiudiziale degli atti datoriali

La Corte Costituzionale, con una recentissima pronuncia, ha sancito che il ricorso cautelare proposto dal lavoratore contro il trasferimento o altri provvedimenti datoriali (tra cui il licenziamento), al pari del ricorso ordinario e della richiesta del tentativo di conciliazione o arbitrato, può impedire la decadenza dall’impugnativa dei provvedimenti medesimi.

Precedentemente, in forza di un costante indirizzo interpretativo della giurisprudenza di legittimità, il ricorso cautelare era ritenuto non idoneo ad impedire la decadenza dall’impugnazione ai sensi dell’art. 6, comma 2 della L. 604/1966, come modificato dall’art. 32, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183.

Tale soluzione, tuttavia, ad avviso del Giudice delle leggi, è contraria ai principi fondamentali espressi dalla nostra Carta costituzionale.

La questione trae origine da un ricorso d’urgenza presentato da un lavoratore avverso il suo trasferimento; ricorso non seguito dalla proposizione del giudizio di merito nel termine di legge di 180 giorni.

Il Tribunale ordinario di Catania, sezione lavoro, investito della vicenda, ha ritenuto di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2, L. 604/1966, per contrasto con gli artt. 3, 24, 111 e 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

In particolare, il giudice rimettente ha censurato la norma in esame per una serie di aspetti.

In primo luogo, sarebbe irragionevole e sproporzionato, rispetto allo scopo perseguito dalla disposizione, impedire al lavoratore, per motivi meramente formali e di rito, l’impugnazione di un atto tempestivamente contestato tramite un ricorso anticipatorio degli effetti del giudizio, quale quello cautelare.

Altrettanto irragionevole, inoltre, sarebbe non consentire al giudice cautelare di pronunciarsi sulla domanda del ricorrente qualora il termine di decadenza, di cui all’art. 6, secondo comma, della legge n. 604 del 1966, venga superato nelle more dello stesso procedimento cautelare.

A ciò si aggiunga che persino un’eventuale ordinanza di accoglimento sarebbe inutiliter data, se non seguita dalla proposizione del ricorso di merito o dalla richiesta di conciliazione o di arbitrato, entro il termine di decadenza.

La ragione dell’esclusione sarebbe ancora più incomprensibile, secondo il giudice a quo, alla luce dell’espressa assegnazione di rilevanza ai fini dell’impugnativa in esame ad atti di natura stragiudiziale (come appunto la richiesta di tentativo di conciliazione e di arbitrato).

La Corte Costituzionale, dopo una disamina del quadro normativo di riferimento, ha accolto pienamente le argomentazioni del Tribunale, considerando contrario al principio di eguaglianza, nonché a quello di ragionevolezza (entrambi riconducibili all’art. 3 della Costituzione), escludere che la proposizione del ricorso cautelare possa impedire la decadenza dall’impugnativa del provvedimento datoriale.

In particolare, il principio di eguaglianza è leso laddove la tutela cautelare ha un trattamento deteriore rispetto ai sistemi alternativi di composizione della lite, mentre quello di ragionevolezza viene meno in considerazione della finalità della norma, che è quella di far emergere il contenzioso giudiziario in tempi brevi affinchè il datore di lavoro non resti in uno stato di perdurante incertezza.

Quest’ultima esigenza, infatti, è sicuramente soddisfatta con la proposizione del ricorso cautelare.

Pertanto, la Consulta ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 6, secondo comma, della legge n. 604 del 1966, in riferimento all’art. 3 Cost., con assorbimento degli altri parametri.

In definitiva, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2 della L. 604/1966, nella parte in cui non prevede che l’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, oltre che dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, anche dal deposito del ricorso cautelare anteriore alla causa ai sensi degli artt. 669-bis, 669-ter e 700 del codice di procedura civile.

Corte Costituzionale, 14 ottobre 2020, n. 212

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

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