Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

I titoli esecutivi giudiziali possono essere oggetto di interpretazione in Cassazione?

Con l’ordinanza in commento, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha rimesso la causa al Primo Presidente per l’assegnazione della stessa alle Sezioni Unite al fine di dirimere il contrasto formatosi sulla possibilità di attribuire al giudice di legittimità il potere di interpretare il titolo esecutivo di formazione giudiziale.

Nel caso in esame, un lavoratore agricolo agiva in via esecutiva ai sensi dell’art. 612 c.p.c., lamentando che l’INPS non avesse ottemperato all’ordine portato da una sentenza emessa in proprio favore dal Tribunale di Foggia.  

In pendenza della procedura esecutiva, l’ente previdenziale provvedeva ad adempiere e, conseguentemente, il lavoratore chiedeva l’estinzione della procedura esecutiva e la condanna alle spese.

Il Giudice dell’esecuzione, tuttavia, dichiarava soltanto la cessazione della materia del contendere e, pertanto, il lavoratore proponeva opposizione ex art. 617 c.p.c. chiedendo la condanna dell’INPS al pagamento delle spese del processo esecutivo e di opposizione, domande poi accolte dal Tribunale.

L’INPS ricorreva in Cassazione avverso tale sentenza, sostenendo che l’esecuzione fosse stata incardinata in forza di una sentenza di mero accertamento e, di conseguenza, non idonea a costituire valido titolo esecutivo.

Le doglianze introdotte dall’Istituto, pertanto, hanno demandato alla Suprema Corte l’interpretazione diretta del titolo esecutivo di formazione giudiziale, argomento sul quale si sono formati due diversi filoni giurisprudenziali.

Secondo un orientamento più risalente, l’interpretazione del titolo esecutivo consistente in una sentenza passata in giudicato eseguita dal giudice dell’opposizione a precetto o all’esecuzione si risolve nell’apprezzamento di un fatto, come tale incensurabile in sede di legittimità se immune da vizi logici e giuridici.

Secondo un diverso orientamento, più recente e cristallizzato nella pronuncia delle Sezioni Unite della Corte n. 11501/2008, l’interpretazione dei provvedimenti giurisdizionali, risolvendosi nella ricerca del significato oggettivo della regola (e/o del comando) espressi dai medesimi provvedimenti e non nella ricerca dei contenuti di statuizioni volitive, può essere condotta nel rispetto dei canoni ermeneutici stabiliti dall’art. 12 disp. sulla legge in generale e non nell’osservanza dei criteri esegetici dettati, per gli atti negoziali, dagli art. 1362 e ss. del codice civile.

In virtù del contrasto giurisprudenziale formatosi in argomento, dunque, la Sezione Lavoro, ritenendo la questione di particolare interesse, ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’assegnazione della causa alle Sezioni Unite.

Cass., Sez. Lavoro, Ord., 13 maggio 2021, n. 12944

Mirko La Cara – m.lacara@lascalaw.com

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