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I rimedi alla cessione delle quote di srl in violazione del diritto di prelazione

Cass. Civ. 03 giugno 2014, n. 12370 (leggi la sentenza)

La natura legale o convenzionale della clausola di prelazione posta a beneficio dei soci nello statuto della S.r.l., nonché, di conseguenza, i rimedi offerti dall’ordinamento alla sua eventuale violazione sono stati a lungo oggetto di dibatto in dottrina e giurisprudenza.

Ad oggi, la giurisprudenza maggioritaria è concorde nel ritenere tale pattuizione di natura convenzionale, alla luce del tenore letterale dell’art. 2469 c.c. il quale non prevede né conferma il diritto di prelazione, bensì lo consente quale libera pattuizione sociale (“Le partecipazioni sono liberamente trasferibili per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell’atto costitutivo”).

Così posto, si ritiene che il diritto di prelazione abbia fonte convenzionale e non legale.

Accanto al carattere pattizio di detta clausola, volto a salvaguardare l’interesse individuale del socio, la giurisprudenza identifica altresì una funzione della disposizione convenzionale di regola organizzativa della compagine sociale, alla quale devono sottostare i terzi che volessero entrare a far parte del gruppo organizzato.

Da ciò ne discende, immancabilmente, l’opponibilità ai terzi di detta pattuizione.

Tale natura, definita “quasi reale” per il carattere ibrido sopra rappresentato, non legittima il diritto degli altri soci di riscattare la partecipazione nei confronti dell’acquirente che abbia acquistato in violazione del diritto di prelazione.

La tutela del retratto, previsto dalle disposizioni normative esclusivamente in favore dei titolari di diritti di prelazione aventi fonte legale, costituisce una forma di tutela speciale che, secondo quanto affermato dalla giurisprudenza esaminata, non ne consente un’applicazione analogica: “tale diritto non costituisce invero rimedio generale in caso di violazione di obbligazioni contrattuali, bensì una forma di tutela specificamente apprestata dalla legge nel conformare i diritti spettanti ai titolari di diritti di prelazione che essa stessa prevede. Non vi è dunque spazio per ricorrere ad un’applicazione analogica, nella fattispecie in esame, del diritto di riscatto previsto dall’art. 732 c.c. a favore dei coeredi: ciò anche in considerazione del fatto che, oltre i confini oggettivi stabiliti dalla convenzione statutaria limitativa, opera la regola generale, posta dall’art. 2479 c.c., della libera trasferibilità della quota sociale”.

In capo ai soci pretermessi non rimane, quindi, che una tutela risarcitoria, conformemente alle disposizioni generali in materia di inadempimento delle obbligazioni, in aggiunta alla già confermata inopponibilità della cessione, avvenuta in violazione del diritto di prelazione, alla società ed ai soci titolari del diritto statutario.

22 luglio 2015

Giulia Buzzetti – g.buzzetti@lascalaw.com

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