Diritto Processuale Civile

I rimedi ad una opposizione all’ingiunzione temeraria: nuovo 183 bis cpc e 96 iii co. C.p.c

Tribunale di Bologna, 28 maggio 2015 (leggi l’ordinanza)

Non credo sia particolarmente originale affermare che la “riforma” della giustizia messa in atto con il decreto legge 13 settembre 2014 (la c.d. degiurisdizionalizzazione) non sia stata effettivamente una vera e propria riforma e che i provvedimenti in essa contenuti difficilmente possano portare il risultato sperato di smaltire l’arretrato dei processi civili (la riduzione della sospensione feriale di quindici giorni o la possibilità per le parti di trasferire le cause pendenti dinanzi ai giudici ordinari presso una sede arbitrale paiono strumenti assolutamente inidonei all’obiettivo di governo).

Eppure, una novità ritengo sia da salutare con particolare favore: l’introduzione dell’art. 183 bis. c.p.c. Con pari entusiasmo devono altresì essere accolti i provvedimenti, come quello del Tribunale di Bologna che, di fronte ad una opposizione a decreto ingiuntivo manifestamente infondata e dilatoria, ha ritenuto di applicare il citato art. 183 bis c.p.c.. per poi condannare l’opponente per lite temeraria ai sensi dell’art. 96 III co. c.p.c.

Il caso è uno dei frequenti episodi in cui il soggetto ingiunto, al fine di ritardare il più possibile il pagamento, abusa del processo civile, intentando una causa di opposizione a decreto ingiuntivo.

Il giudice di Bologna, accortosi in prima udienza della assoluta mancanza di prove a sostegno delle doglianze dell’attore in opposizione, ha convertito immediatamente il rito, come da possibilità concessa dal nuovo art. 183 bis c.p.c. (“Nelle  cause  in  cui   il   tribunale   giudica   in  composizione monocratica, il  giudice  nell’udienza  di  trattazione,  valutata la complessità della  lite  e  dell’istruzione  probatoria,  può disporre,  previo  contraddittorio  anche  mediante  trattazione  scritta, con ordinanza non  impugnabile,  che  si  proceda  a  norma  dell’articolo 702-ter e invita  le  parti  ad  indicare,  a  pena  di  decadenza, nella stessa udienza i mezzi  di  prova,  ivi  compresi  i documenti, di cui intendono avvalersi e la relativa prova  contraria.”)

Dopo aver invano concesso, come espressamente previsto dal secondo comma della disposizione in questione, cinque giorni alle parti per integrare l’impianto probatorio, il Giudice bolognese ha deciso non solo di confermare, come ovvio, il decreto ingiuntivo opposto rigettando l’opposizione, ma di condannare l’attore opponente oltre che alla rifusione delle spese di lite anche al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata per lite temeraria ex art. 96 III co. c.p.c.

8 giugno 2015

Guido Malpezzi – g.malpezzi@lascalaw.com

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