Responsabilità Civile

I presupposti per la liquidazione equitativa del danno

Cass., Sez. III Civile, 8 luglio 2014, n. 15478 (leggi la sentenza per esteso)

E’ quanto recentemente ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione, la quale, ancorando la propria decisione all’interpretazione storico-normativa dell’art. 1226 c.c. – peraltro condivisa dall’orientamento ultra cinquantennale della giurisprudenza di legittimità – ha confermato che: “la genesi dell’art. 1226 c.c. svela che primo ed indefettibile presupposto per il ricorso alla liquidazione equitativa è la dimostrata esistenza d’un danno certo, e non soltanto eventuale od ipotetico. La conclusione appena esposta è confermata dalla sintassi dell’art. 1226 c.c. La norma è infatti costruita come un periodo ipotetico dell’eventualità, nel quale la protasi è l’impossibilità di provare il danno, l’apodosi il ricorso al potere equitativo del giudice.

La causa muove le premesse dall’azione giudiziale promossa dal mandate nei confronti del mandatario per ottenere il risarcimento del danno in via equitativa, stante l’inadempimento contrattuale del mandatario per aver stipulato un contratto di locazione commerciale nel proprio interesse, destinando l’immobile – che avrebbe dovuto essere concesso in locazione al mandante – ad un’attività imprenditoriale intestata a suo nome.

In particolare, facendo leva sull’interpretazione esegetica dell’art. 1226 c.c., la Cassazione ha rilevato come la disposizione normativa in commento fosse stata introdotta dal legislatore del 1942 al fine di risolvere la vexata quaestio dei danni di impossibile o di difficile stima, fino ad allora affrontato unicamente mediante la loro qualificazione in “danni comuni”.

Proseguendo in questa direzione, la Suprema Corte è giunta dunque alla conclusione che “la liquidazione equitativa del danno ha natura sussidiaria, perché presuppone l’esistenza di un danno accertato”, e che la stessa “ha, poi, natura non sostitutiva, perché ad essa non può farsi ricorso per sopperire alle carenze o decadenze istruttorie in cui le parti fossero incorse”.

Ed è sul solco di tali argomentazioni che i Giudici di Piazza Cavour hanno confermato la pronuncia della Corte territoriale, precisando ancora una volta che è l’impossibilità di quantificare un danno certamente esistente a rendere possibile il ricorso alla stima equitativa; se, invece, è l’esistenza stessa d’un pregiudizio economico ad essere incerta, eventuale, possibile ma non probabile, non v’è spazio alcuno per l’invocabilità dell’art. 1226 c.c.

24 luglio 2014

(Nicole Giannì –n.gianni@lascalaw.com) 

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