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I limiti del potere dell’assemblea di non distribuire periodicamente gli utili

– di Romina Guglielmetti, in Le Società, n. 7/11, pag. 785

L’autore analizza il tema del potere dell’Assemblea di non distribuire periodicamente gli utili, soffermandosi in particolar modo sull’importanza della Relazione sulla gestione nel caso di mancata devoluzione dei dividendi.
L’autore evidenzia correttamente che il diritto dei soci alla percezione agli utili non deriva automaticamente dall’approvazione del bilancio, ma consegue all’adozione di un atto successivo – che ne dispone la distribuzione – per mezzo del quale matura un diritto di credito dei soci verso la società.

Prima di tale momento, infatti, spetterebbe ai soci solo una mera aspettativa ai dividendi che l’assemblea potrebbe disattendere deliberando di allocare i proventi di esercizio in altra maniera, rinviando la distribuzione degli utili stessi.
Problematiche di non poco conto sussisterebbero inoltre nel caso in cui le società, per mezzo di clausole statutarie volte a limitare il potere dell’assemblea, dessero esecuzione immediata alla distribuzione degli utili ogni qual volta l’assemblea non ne decidesse il da farsi. Tali pratiche violerebbero il dovere inderogabile dell’assemblea sancito ai sensi dell’art. 2433 c.c. che impone ai soci, in occasione dell’assemblea di bilancio, di assumere le delibere opportune in merito alla sorte dei profitti conseguiti.

La deroga alla distribuzione periodica degli utili deve infatti fondarsi su “valide” ragioni in quanto foriera di problemi di ordine pratico relativamente alla valutazione della correttezza delle decisioni assembleari circa l’impiego alternativo degli utili rispetto alla loro distribuzione; giova ricordare che il nostro ordinamento esprime un favor verso il riparto periodico degli utili, ma non ne sanziona specificatamente la violazione. Fondamentale diventa pertanto il ruolo dell’organo amministrativo e della Relazione sul bilancio, che di fatto è lo strumento demandato a illustrare a tutti i soci gli elementi necessari per valutare se vi sia o meno un prevalente interesse sociale al quale sacrificare il diritto agli utili.

Solo l’effettiva esigenza sociale giustifica infatti l’eventuale decisione dell’assemblea di non dar corso alla distribuzione dell’utile. La Relazione suddetta non dovrà quindi contenere solo un’informazione esaustiva sulla situazione della società, ma dovrà contenere una esplicita proposta ai soci sulla destinazione dell’utile. In assenza di tale indicazione si potrebbe ragionevolmente presumere che non sussista un interesse sociale prevalente a quello del diritto del socio agli utili e, pertanto, si potrebbe nutrire un sospetto di malafede ovvero un intento vessatorio nei confronti dei piccoli soci. Solo l'organo gestorio è in grado di fornire quell’analisi esauriente sulla situazione della società in virtù della separazione funzionale dei poteri degli amministratori da quelli dei soci.

L’apprezzamento dei soci sull’opportunità di approvare o meno il bilancio dovrà quindi basarsi sulle indicazioni fornite dagli amministratori e, le giustificazioni alla mancata distribuzione degli utili, non dovranno essere ricercate nella delibera assembleare, ma nella Relazione di gestione che ne costituisce il presupposto. Alla luce delle considerazioni sopra riportate, sono pertanto da ritenersi sconsigliabili le ingiustificate mancate assegnazioni dei dividendi; pratiche di tale tipo deluderebbero infatti l’aspirazione degli azionisti ad un ritorno sugli investimenti effettuati oltre ad essere contrarie all’essenza stessa del contratto sociale, il cui scopo è dividere gli utili conseguiti per mezzo della società stessa.

(Sergio Chisari – s.chisari@lascalaw.com)

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