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I limiti alle azioni esecutive individuali: il caso del sequestro di prevenzione

Come noto e come recentemente ribadito dalla Corte costituzionale (tra le tante Corte Cost. n. 128/2021), la garanzia di poter agire in giudizio per la tutela dei propri diritti riconosciuta dall’art. 24, primo comma, Cost. comprende anche l’esecuzione forzata, che è diretta a rendere effettiva l’attuazione dei provvedimenti del giudice.

La azione esecutiva, infatti, è componente essenziale del diritto di accesso alla giustizia e rappresenta uno strumento indispensabile per l’effettività della tutela giurisdizionale perché consente al creditore di soddisfare la propria pretesa in mancanza di adempimento spontaneo da parte del debitore.

Per tale ragione, solo in un numero ristretto di casi il legislatore ha inibito le azioni individuali di recupero forzoso del credito, con l’intento di tutelare in modo preminente non tanto gli interessi dei singoli creditori, quanto la cd. par condicio creditorum.

Tra questi è ben possibile annoverare il divieto di azioni individuali in ambito fallimentare (con le note eccezioni in caso di crediti di natura fondiaria ex art. 41 TUB), nonché in presenza di sequestro di prevenzione previsto dal D. Lgs.  159/2011 cd. Codice Antimafia, in base al quale, a seguito del sequestro, non possono essere iniziate o proseguite azioni individuali. Qualora le stesse siano già pendenti, sono sospese sino alla conclusione del procedimento di prevenzione, mentre in caso di conversione in confisca si avrà l’estinzione dell’esecuzione.

Se le discipline speciali sopra considerate sono in generale molto simili, non altrettanto può dirsi nel dettaglio per le previsioni in tema di crediti maturati in seguito all’insorgenza del procedimento di prevenzione o del fallimento.

In quest’ultimo caso, infatti, espressamente il legislatore ha escluso che si possa agire esecutivamente per il loro soddisfacimento, mentre nulla è stato previsto in caso di sequestro preventivo (sebbene la disciplina sia successiva rispetto a quella fallimentare), lasciando quindi dei dubbi interpretativi in merito alla portata del divieto.

La problematica è sorta in particolare per quanto concerne i crediti prededucibili derivanti da obbligazioni assunte dall’amministratore giudiziario nominato nel procedimento di prevenzione per lo svolgimento delle proprie funzioni nell’ambito del giudizio stesso.

Il Codice antimafia, infatti, ha previsto una disciplina semplificata per l’accertamento dei crediti prededucibili e per le modalità del loro pagamento in quanto, previa autorizzazione del Giudice Delegato, è possibile ottenerne il soddisfacimento anche al di fuori del piano di riparto (art. 54), ma non ha espressamente posto per tali tipologie di crediti il divieto di azioni esecutive.

Nel silenzio sul punto, in passato una parte minoritaria della giurisprudenza ha ritenuto che il divieto di azioni esecutive anche per i crediti sorti dopo il sequestro per obbligazioni contratte dall’Amministratore Giudiziario, fosse eccessivamente penalizzante per le ragioni dei creditori e ha rigettato un’opposizione a precetto proposta dall’Amministratore riconoscendo il diritto di procedere esecutivamente sui beni oggetto della misura di prevenzione (Tribunale di Reggio Calabria; ordinanza 7 luglio 2015).

Dall’analisi integrale del Codice Antimafia, tuttavia, nonché dalla disposizione sistematica della norma che impone il generale divieto di azioni esecutive (ovvero l’art. 55), immediatamente successiva alla disciplina dei crediti prededucibili di cui all’art. 54, la dottrina e la giurisprudenza più recente hanno concordato sul fatto che il divieto sia da considerarsi generalizzato e che non soffra di eccezioni, né in ordine alla natura del credito né in merito all’epoca della relativa insorgenza.

A ciò si aggiunga che la giurisprudenza ha puntualizzato che la ratio del divieto di azioni esecutive sui beni oggetto del sequestro è da ricercarsi non solo nella par condicio creditorum ma anche nella necessità di risolvere e trattare all’interno del giudizio di prevenzione tutte le questioni che possano avere un impatto sui beni sequestrati.

Per tale ragione, sebbene i crediti prededucibili godano di una disciplina in astratto più favorevole in termini di riconoscimento non essendo necessario il procedimento di verifica previsto per gli altri crediti dal Codice Antimafia, nel concreto subiscono le medesime limitazioni in ordine al divieto di azioni esecutive.

Pertanto, in caso di mancato pagamento spontaneo da parte dell’Amministratore Giudiziario, le tempistiche per ottenere il soddisfacimento dei crediti prededucibili sono destinate ad allungarsi notevolmente nell’attesa dell’approvazione del piano di riparto con evidenti conseguenze in tema di tutela dei creditori.

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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