Crisi e procedure concorsuali

I crediti prededucibili nel concordato liquidatorio di soli beni oggetto di ipoteca

Si segnala ai Lettori di Iusletter un’interessante questione relativa al rapporto tra creditori prededucibili ed ipotecari nell’ambito di un concordato in cui l’attivo sia costituito esclusivamente dai proventi derivanti dalla vendita di immobili gravati da ipoteca.

Rispetto al tema de quo l’interrogativo da porsi è se il liquidatore giudiziale, in fase di riparto, possa assegnare ai creditori prededucibili (ad esempio al professionista attestatore) l’importo ad essi spettante, sottraendolo al netto spettante ai creditori ipotecari o applicare, anche nell’ipotesi concordataria, il disposto normativo di cui all’art. 111-bis comma II L.F., postergando, quindi, il soddisfacimento dei predetti crediti a quello dei creditori garantiti

Per quanto concerne l’ipotesi fallimentare la giurisprudenza si è pronunciata più volte ed ha avuto modo di affermare che “il creditore titolare di ipoteca su un bene facente parte dell’attivo fallimentare è tenuto a sopportare le sole spese della procedura che si riferiscono al bene gravato, avendo riguardo sia a quelle specificamente sostenute per la sua gestione e liquidazione, sia a quelle generali riconducibili all’interesse e all’utilità anche potenziale del creditore garantito (cfr. Cass., 10 maggio 1999, n. 4626).

Tuttavia, l’applicazione indiscriminata del suddetto principio avrebbe fatto sì che i costi (relativi anche alla liquidazione di altri beni non sottoposti a gravame) della procedura sarebbero stati sopportati esclusivamente dai creditori non privilegiati.

Al riguardo, la Suprema Corte ha, quindi, sostenuto che “il creditore ipotecario deve sopportare, in parte anche lui l’onere di quelle spese generali che occorrono per corrispondere il compenso spettante al curatore, posto il fatto che quest’ultimo procede ad attività di amministrazione e liquidazione riferibili anche ai beni ipotecati e finalizzate a consentire il soddisfacimento delle ragioni del medesimo creditore ipotecario – per non parlare della preventiva verificazione ed ammissione, al passivo, del credito ipotecario, che egualmente richiede un’attività da parte del curatore ed è del pari indispensabile affinché il creditore possa partecipare al concorso e far valere il proprio diritto di prelazione sul ricavato dei beni soggetti ad ipoteca –  (Cass., 6 giugno 1997, n. 5104).

Per quanto attiene alla misura in cui il compenso del curatore debba essere imputato, nel piano di riparto, al ricavato delle vendite dei beni sottoposti a garanzia reale, la Cassazione ha suggerito l’adozione di un criterio che rispecchi il rapporto proporzionale fra il valore (da intendersi nel senso di ricavato della vendita) dei beni immobili ipotecati, rispetto a quello della restante parte dei beni liquidati nell’ambito del fallimento (Cass., 6 giugno 1997, n. 5104).

Tornando al quesito proposto, si rileva che quanto argomentato in tema di fallimento, nonostante le differenze intercorrenti con la procedura concorsuale minore, possa essere applicato anche all’ipotesi concordataria.

In virtù di ciò, con riferimento al caso specifico di concordato liquidatorio di soli beni gravati da ipoteca, il ricavato della liquidazione spetterà integralmente (fino alla concorrenza del proprio credito) ai creditori ipotecari, salvo per la parte di debiti prededucibili sorti per la conservazione, amministrazione e vendita dei predetti beni, che andranno soddisfatti con preferenza rispetto ai crediti assistiti da garanzia reale, e di una quota proporzionale delle spese generali.

13 aprile 2015

Davide Sbarbada – d.sbarbada@lascalaw.com

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