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La giurisdizione della Corte dei Conti e i requisiti delle società “in house”

Cass., Sezioni Unite, 10 marzo 2014 (leggi la sentenza per esteso)

Con la sentenza del 10 marzo 2014, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite torna ad esprimersi su un tema più volte affrontato dai giudici di legittimità (precisamente, quello concernente la giurisdizione della Corte dei Conti), confermando i principi di diritto dagli stessi già elaborati.

Invero, nel summenzionato provvedimento, i giudizi di piazza Cavour hanno ribadito che:

(i)            in via generale, spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine all’azione di risarcimento danni subito da una società a partecipazione pubblica per effetto di condotte illecite degli amministratori o dei dipendenti, non essendo in tal caso configurabili né un rapporto di servizio tra l’autore e l’ente pubblico titolare della partecipazione, né un danno direttamente arrecato allo Stato o ad altro ente pubblico;

(ii)            sussiste, al contrario, la giurisdizione della Corte dei Conti:

(a)            allorquando gli amministratori o i sindaci di una società a partecipazione pubblica abbiano posto in essere comportamenti, azioni e/o atti tali compromettere la ragione stessa della partecipazione sociale dell’ente pubblico ovvero da arrecare direttamente pregiudizio al patrimonio di quest’ultimo;

(b)            sull’azione di responsabilità esperita nei confronti degli organi sociali di una società c.d. “in house” per i danni da essi cagionati al patrimonio della stessa.

Con riguardo a tale ultimo aspetto, il supremo collegio ha precisato che per società “in house” deve intendersi quella società (costituita per l’esercizio di pubblici servizi):

  1. i cui soci possono essere solo enti pubblici (il che implica che il relativo statuto sociale deve vietare la cessione delle partecipazioni a soggetti privati);
  2. che statutariamente svolge la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti (e, che quindi, l’eventuale attività accessoria svolta deve avere una valenza meramente strumentale e comunque non può tradursi in una presenza concorrenziale sul mercato);
  3. la cui gestione sia per statuto soggetta a forme di controllo analoghe a quello esercitati dagli enti pubblici sui suoi uffici (e, pertanto, con modalità e intensità di comando non riconducibili ai diritti e alle facoltà spettanti al socio in base ai dettami del codice civile).

Sempre in tema, i giudici di legittimità hanno poi chiarito che – ai fini della qualificazione di una società come “in house” – i predetti requisiti devono sussistere contemporaneamente ed essere inequivocabilmente riportati nelle disposizioni statutarie.

Ciò premesso, posto che nel caso di specie non poteva ravvisarvi né il fenomeno giuridico della società “in house” (per carenza dei requisiti sub 1 e 3), né tantomeno poteva dirsi superata l’autonomia della personalità giuridica della società rispetto al socio-ente pubblico (che giustificherebbe invece la giurisdizione contabile), la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato e dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti.

1 ottobre 2014

(Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com)

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