Vado a stare da papà

Guida pratica per una corretta liquidazione del compenso spettante dell’avvocato

Il giudice deve fare riferimento al valore corrispondente all’entità della domanda mentre, in caso di liquidazione a carico del soccombente occorre fare riferimento, nei giudizi di pagamento di somme di denaro, alla somma attribuita alla parte vincitrice.

Così ritiene la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18942/20, depositata l’11 settembre.

Un avvocato agiva ex art. 702 bis c.p.c. per ottenere la condanna di un cliente al pagamento del compenso dovuto per le prestazioni professionali svolte a suo favore.
La domanda veniva parzialmente accolta dal Tribunale ritenendo dimostrata l’attività svolta dal legale.

il Tribunale aveva applicato il D.M. n. 55/2014 vigente al momento della rinuncia al mandato difensivo ed aveva determinato il valore della causa sulla base della cifra attribuita alla parte vincitrice con la sentenza che ha definito il giudizio di merito.
L’avvocato ha proposto ricorso per cassazione dolendosi proprio per il criterio applicato dal giudice nell’individuare il valore della causa.

Il Collegio richiama l’art. 5, comma 1 e 2, D.M. n. 55/2014 precisando che nella liquidazione dei compensi a carico del cliente si ha riguardo al valore corrispondente all’entità della domanda mentre in caso di liquidazione dei compensi a carico del soccombente occorre fare riferimento, nei giudizi di pagamento di somme di denaro, alla somma attribuita alla parte vincitrice.

Il Tribunale ha dunque errato nel liquidare il compenso richiesto dall’avvocato al proprio cliente sulla base della somma attribuita alla parte vincitrice.

La Corte precisa che il giudice deve verificare se la somma domandata sia manifestamente diversa rispetto al valore effettivo della controversia, come determinato anche in ragione dell’entità economica dell’interesse sostanziale richiesto dal cliente. La giurisprudenza ha infatti affermato che «nei rapporti tra avvocato e cliente, il giudice, ove ravvisi una manifesta sproporzione tra il formale petitum e l’effettivo valore della controversia, qual è desumibile dai sostanziali interessi in contrasto, gode di una generale facoltà discrezionale di adeguare la misura dell’onorario all’effettiva importanza della prestazione in relazione alla concreta valenza economica della controversia» (Cass. Civ. n. 18507/18 e n. 1805/12).

Il giudice è chiamato a verificare l’attività difensiva svolta dal legale a favore del cliente, in modo da stabilire se l’importo oggetto della domanda possa costituire un parametro idoneo o se esso sia inadeguato rispetto all’effettivo valore della controversia quando ad esempio il legale abbia chiesto una somma ingiustificatamente esagerata rispetto a quanto poi attribuito alla parte assistita.

In conclusione, il ricorso è fondato e la Corte cassa con rinvio.

Cass., Sez. VI, 11 settembre 2020, n. 18942

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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