Vigilanza

Governance bancaria e benchmark di diversity

All’interno del sempre vivo dibattito intorno alla governance, Banca d’Italia richiama l’attenzione circa il fatto che la presenza femminile nei board delle banche e degli intermediari finanziari italiani è ridotta, in termini comparativi, sia rispetto ad altri settori dell’economia, sia nel confronto internazionale.

In particolare, con riferimento alla diversity di genere è emerso che:

  •  i board a composizione totalmente maschile sono ancora numerosi.

Su un totale di 579 banche analizzate, 259 non hanno donne nei propri consigli in nessun ruolo. Ripartendo gli intermediari in classi dimensionali non sono presenti donne:

a)      in 2 board su 18 intermediari con asset superiori a 30 miliardi di euro;

b)      in 6 board su 23 banche con asset tra i 10 e 30 miliardi di euro;

c)      in 251 banche minori con dimensione dell’attivo fino 10 miliardi di euro (per una percentuale pari a circa il 47% delle banche della categoria).

  •  La percentuale media di donne che ricoprono l’incarico di amministratore non esecutivo per le due categorie di banche maggiori è pari rispettivamente al 16% e al 17%, mentre nelle banche minori è pari al 10%.
  •  La percentuale media di donne che ricoprono l’incarico di amministratore esecutivo è molto basso: il 10% per le banche più grandi, il 4% per quelle da 10 a 30 miliardi di euro e il 7% per le banche minori.
  • Per le cariche di Presidente, Amministratore Delegato e Direttore Generale:

a)      nelle banche maggiori si rileva la totale assenza di donne;

b)      per le banche minori con attivo da 1 a 10 miliardi di euro, il 7% delle cariche di AD e una quota di poco inferiore al 2% delle cariche di DG e Presidente è ricoperto da donne;

c)      nelle banche più piccole (sino a 1 miliardo di euro), il 4% circa di AD e circa il 3% di Presidenti e DG sono di sesso femminile.

Banca d’Italia invita pertanto gli intermediari ad adottare iniziative volte a favorire una maggiore presenza femminile nei propri organi di vertice, in tutti i ruoli (specie quelli esecutivi ed apicali). Più in particolare, l’Autorità di Vigilanza ritiene che:

a)      una percentuale del 20% rappresenti un valore minimo di presenza femminile che tutte le banche devono considerare nel determinare la composizione del board;

b)      per i ruoli esecutivi, se collegiali (comitato esecutivo), almeno un componente deve essere donna.

La Banca d’Italia si attende che detti valori trovino attuazione con il prossimo rinnovo delle cariche.

Il mancato raggiungimento delle soglie indicate formerà oggetto di confronto nell’ambito della ordinaria attività di vigilanza: la sana e prudente gestione degli intermediari dipende anche da un’adeguata composizione e funzionalità delle strutture di governo societario.

Analoghe iniziative di monitoraggio della composizione dei board sono attualmente in corso a livello europeo: l’adeguamento ai benchmark indicati non esclude che le banche italiane debbano adeguarsi, in futuro, a eventuali indicazioni di policy o a benchmark più restrittivi adottati in esito a tali analisi.

16 settembre 2015

Sabrina Galmarini – s.galmarini@lascalaw.com

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