Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Gli ultimi dieci giorni per l’omologazione del concordato fallimentare

Nel concordato fallimentare, se nel termine di dieci giorni (previsto dall’art. 129, co. 3, l.f.) dalla comunicazione dell’approvazione della Proposta da parte dei creditori non è depositata la richiesta di omologazione, la domanda di omologa deve essere dichiarata, anche d’ufficio, improcedibile.

Con l’Ordinanza in commento, la Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso presentato da una Banca contro il decreto di omologa di un concordato fallimentare.

Il ricorrente ha dedotto la erroneità del decreto di omologa nella parte in cui il Tribunale non ha rilevato la tardività della presentazione della richiesta di omologazione da parte dell’assuntore (presenta oltre dieci giorni dopo la comunicazione ricevuta dal Curatore ai sensi dell’art. 129, co. 2, l.f.). Tardività che, nella prospettazione del ricorrente, avrebbe dovuto implicare la improcedibilità del giudizio di omologazione del concordato fallimentare

Sul punto il Tribunale aveva ritenuto che, considerata la natura non contenziosa assunta dal procedimento di omologazione nella ipotesi in cui sia stata raggiunta la maggioranza dei voti richiesti dalla legge e in assenza di opposizioni, l’istanza di omologa da un lato assume una portata di mera esazione dei diritti di cancelleria e, dall’altro, che nessun vizio può essere rilevato per il ritardo nel deposito in un termine successivo ai 10 giorni rispetto alla comunicazione di approvazione della Proposta (termine espressamente previsto dall’art. 129, co. 3, l.f., che richiama l’art. 26 l.f.).

La Corte ha ritenuto il motivo fondato.

La questione aveva già trovato una prima soluzione con la sentenza della Cassazione n. 3274/2011 per la quale: “Nel silenzio della norma, si deve ritenere che la richiesta di omologazione del concordato fallimentare di cui all’art. 129, comma 3, legge fallimentare – R.D. n. 267/1942, debba essere presentata nel termine di 10 giorni previsto dall’art. 26. Questa opzione si giustifica con il richiamo complessivo allo speciale giudizio camerale che il riferimento a tale norma comporta e con la considerazione che solo per gli opponenti viene previsto un termine particolare e quindi derogatorio di quello in esame, senza considerare che l’altra soluzione (ritenere che il proponente godrebbe dello stesso termine assegnato agli interessati per l’opposizione) comporterebbe l’inconveniente pratico di costringere gli opponenti ad attivarsi anche in assenza di iniziativa del proponente e quindi inutilmente, considerato che tale inerzia comporta l’improcedibilità della domanda”.

La Cassazione, ribandendo il proprio orientamento, ha ritenuto che pur essendo vero che di per sé il difetto di opposizioni esonera il Tribunale dal condurre un’istruttoria sul merito della Proposta di concordato fallimentare, non per questo può affermarsi che il decreto di omologazione ne costituisca l’unico e indefettibile atto conclusivo, potendo il diniego finale (cioè la non omologazione) giustificarsi proprio in ragione di uno o più dei vizi, al cui esame – anche d’ufficio – è circoscritto l’oggetto del procedimento ai sensi dell’art. 129, co. 4, l.f., per cui il Tribunale deve verificare “la regolarità della procedura”.

Di talché, il mancato rispetto da parte del Proponente del termine di cui all’art. 129, co. 3 l.f., comporta una irregolarità della Procedura censurabile dal Tribunale con la sanzione della improcedibilità e, dunque, della non omologazione. Ciò anche se il concordato è stato approvato dai creditori e in assenza di opposizioni.

Di seguito riportiamo la massima ufficiale:

“In tema di omologazione del concordato fallimentare, se è vero che in difetto di opposizioni il tribunale è esonerato dal condurre un’istruttoria sul merito della proposta, tuttavia, il decreto di omologazione non costituisce l’unico ed indefettibile esito della procedura, potendo il giudice rilevare eventuali difetti di regolarità del giudizio, sicché qualora nel termine di dieci giorni dalla comunicazione dell’approvazione della proposta da parte dei creditori non sia depositata la richiesta di omologazione, la domanda di concordato fallimentare va dichiarata, anche d’ufficio, improcedibile”.

Cass., Sez. I, Ord. 5 agosto 2020, n. 16707

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
La rivincita del promissario acquirente

Facciamo seguito a nostri precedenti articoli sul tema della decorrenza del termine per la riassunzi...

Crisi e procedure concorsuali

La Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sull’annosa questione del dies a quo di decorrenz...

Crisi e procedure concorsuali

Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

La Corte di Cassazione si è espressa in tema di applicabilità del disposto di cui all’art. 168, ...

Crisi e procedure concorsuali

X