Gli orientamenti di Banca d’Italia sulla definizione di default

Con la nota pubblicata in data 14 agosto 2020 Banca d’Italia fornisce alcuni orientamenti sulla disciplina del Regolamento delegato UE n. 171/2018 (RD) e sul Regolamento (UE) n. 575/2013 (CRR – Capital Requirements Regulation), il quale, all’art. 178, contiene la definizione di default. Inoltre, vengono forniti chiarimenti sulle disposizioni attuative delle linee guida EBA sull’applicazione della definizione di default.

La normativa sopra richiamata, a partire dall’art. 178 CRR, riveste una certa rilevanza, in quanto occorre fare riferimento alle predette disposizioni per identificare e classificare le esposizioni creditizie deteriorate. Come noto, ai fini delle statistiche di vigilanza, le esposizioni creditizie deteriorate sono suddivise sostanzialmente in tre categorie: a) le sofferenze; b) le inadempienze probabili (unlikely to pay); c) le esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate.

Per quanto riguarda, dunque, l’art. 178 CRR, quest’ultimo stabilisce che un debitore si deve considerare in stato di default allorché si verificano uno o entrambi gli eventi di seguito indicati: a) la banca giudica improbabile che il debitore riesca ad adempiere integralmente le sue obbligazioni creditizie; b) il debitore è in arretrato di almeno 90 giorni su un’obbligazione creditizia rilevante verso la banca.

Il RD stabilisce poi i criteri in base ai quali un’esposizione creditizia, per la quale il debitore è in arretrato, va considerata rilevante e quindi classificata in stato di default e indica i termini per l’applicazione della soglia di rilevanza a fini prudenziali. Le LG EBA sulla definizione di default specificano, invece, i criteri di calcolo dei giorni di scaduto, gli indicatori qualitativi e quantitativi da considerare ai fini dell’identificazione del probabile inadempimento e i criteri di uscita dallo stato di default.

Sotto quest’ultimo profilo, il paragrafo 72 delle linee guida EBA prevede un cure period di almeno un anno per il ritorno a uno stato di non default.

Sul punto la nota di Banca d’Italia chiarisce che «Le condizioni per la riclassificazione a uno stato di non default definite dai parr. 71 e 72 devono intendersi come alternative. Infatti, il par. 71 esclude espressamente dal suo ambito di applicazione le situazioni di cui al par. 72. Il par. 54 chiarisce poi che tutte le esposizioni oggetto di concessioni deteriorate devono essere classificate come oggetto di ristrutturazione onerosa. Ne consegue che queste ultime rientrino nell’ambito di applicazione del solo par. 72 e richiedano, quindi, un cure period di almeno un anno per ritornare a uno stato di non default».

Per quanto riguarda, poi, i ritardi nei pagamenti durante il cure period, la nota in commento chiarisce che la valutazione del comportamento del debitore è rimessa alla autonoma valutazione dei responsabili aziendali e si deve ispirare ai principi di sana e prudente gestione.

Pertanto «la sola individuazione a priori di un criterio oggettivo, quale un numero fisso di giorni di ritardo, non costituirebbe indicazione sufficiente per disattivare la classificazione a default di una singola esposizione o di un debitore».

Banca d’Italia, Nota, 14 agosto 2020

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

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