L’informativa nel contratto

Gli obblighi informativi dell’intermediario non attengono alla validità del contratto di investimento

Con la recente sentenza n. 997 del 02.09.2020, la Corte d’Appello di Salerno affronta nuovamente sia il tema della conseguenza dell’eventuale violazione degli obblighi di informazione, affermando che essa non attiene alla nullità del contratto, sia quello della corretta ripartizione dell’onere probatorio nei contratti di intermediazione finanziaria nel caso di domanda di accertamento di responsabilità per asseriti danni subiti dall’investitore.

Nel caso in esame, l’attore conveniva in giudizio la banca intermediaria, chiedendo, in via principale, la nullità dei singoli contratti intercorsi con l’Istituto, aventi ad oggetto titoli azionari e polizze vita, per violazione degli obblighi informativi dell’intermediario; in via subordinata l’attore chiedeva l’annullamento dei medesimi contratti con conseguente condanna della banca alla restituzione degli importi versati per l’acquisto dei titoli e delle polizze; in via ulteriormente gradata, veniva chiesta la risoluzione dei menzionati contratti per grave inadempimento della Banca. Conseguentemente, l’attore chiedeva il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Il Tribunale respingeva la domanda attrice, rilevando come l’attore fosse un investitore abituale ed esperto e che gli ordini sottoscritti erano stati preceduti da adeguata informativa dell’intermediario in ordine alla rischiosità dei medesimi.

La Corte d’Appello di Salerno, con la sentenza in commento, conferma la decisione assunta in primo grado e offre importanti spunti di riflessione, innanzitutto, sul tema degli obblighi informativi in capo alla Banca/intermediario finanziario e sulle relative conseguenze.

In particolare, ad avviso della Corte, la – eventuale – violazione degli obblighi di diligenza e buona fede contrattuale da parte dell’intermediario non conduce all’invalidità del contratto (nella specie, dei singoli contratti, intesi come ordini ed operazioni ad esecuzione del contratto principale), non configurandosi alcuna violazione prevista dall’art. 1418 c.c. Norma, quest’ultima che postula, invece, che l’inosservanza delle norme imperative attenga alla struttura o al contenuto del contratto stesso, non alla eventuale incompletezza dell’informativa.

Secondo la valutazione della Corte d’Appello, che riprende l’insegnamento della Corte di Cassazione a Sezioni Unite 26724/2007, va quindi escluso che la violazione e l’inosservanza delle norme in materia di obblighi informativi ex artt. 21 TUF, 28 Reg. Consob e 28 D.Lgs. 58/98 comporti nullità dei contratti ex art. 1418 c.c.

Sempre richiamando l’insegnamento della Suprema Corte (Cass. Ord. 25222/2010),la Corte d’Appello aggiunge che una simile inosservanza, eventualmente, “può generare responsabilità ed essere causa di risoluzione del contratto, ma non incide sulla genesi del contratto (e quindi sul consenso in sé) e non è idonea a provocarne la nullità”.

La pronuncia in esame esclude, inoltre, in presenza di un contratto di deposito titoli in custodia e amministrazione, che l’intermediario abbia un obbligo di informazione relativo all’aggravamento del rischio dell’investimento già effettuato, come invece nel contratto di gestione del portafoglio del cliente, indipendentemente dall’entità del predetto aggravamento. Viene escluso, pertanto, che l’obbligo per l’intermediario “di acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che questi siano sempre adeguatamente informati possa riferirsi genericamente all’andamento dei titoli, attesa la natura di contratto avente ad oggetto il servizio deposito titoli a custodia e amministrazione accessorio ad un contratto di negoziazione dei medesimi strumenti finanziari”.

La Corte d’Appello, infine, esclude che l’intermediario “sia inadempiente agli obblighi di diligenza, informazione e correttezza, atteso che i compiti gravanti sul depositario si esauriscono nella sola conservazione dei titoli e nella loro amministrazione e cioè nella riscossione dei dividendi e degli interessi, con esclusione perciò di ogni obbligo ulteriore e, segnatamente, degli obblighi consultivi ed informativi sottesi alla gestione del portafoglio (cfr. citata ord. della Corte di Cass. n. 14691 del 6.06.2018)”.

Interessanti spunti di riflessione riguardano anche il tema della ripartizione dell’onere di allegazione e di prova in materia di obblighi informativi nei contratti di investimento finanziari.

Nel richiamare due recenti orientamenti della Cassazione, la decisione in commento chiarisce come, in tema di responsabilità contrattuale per i danni subiti dall’investitore, “il riparto dell’onere della prova si profila nel senso che l’investitore ha l’onere di allegare l’inadempimento da parte dell’intermediario e di fornire la prova del danno e del nesso di causalità fra il danno e l’inadempimento, anche sulla base di presunzioni, mentre l’intermediario ha l’onere di provare l’avvenuto adempimento delle specifiche obbligazioni poste a suo carico, allegate come inadempiute dalla controparte e, avuto riguardo al profilo soggettivo, di aver agito con la diligenza specificamente richiesta (cfr. Cass. Sez. 1 -, Ord. n. 14335 del 24/05/2019); l’investitore ha, dunque, l’onere di provvedere all’allegazione specifica del deficit informativo, nonché di fornire la prova del pregiudizio patrimoniale dovuto all’investimento eseguito, potendo fornire la prova presuntiva del nesso causale tra l’inadempimento ed il danno lamentato (cfr. anche Cass. Sez. 1 -, Ord. n. 4727 del 28/02/2018)”.

Nel caso di specie, escluso che fosse stata fornita la prova, sia della violazione contestata, sia del nesso di causalità e del preteso danno, la Corte ha respinto la domanda dell’investitore, confermando la sentenza di primo grado.

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Corte d’Appello di Salerno, 2 settembre 2020, n. 997 

Antonio Ferragutoa.ferraguto@lascalaw.com

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