Querela di falso? Tutta una questione di rilevanza

Gli interessi moratori e la disciplina antiusura, parola alle Sezioni Unite?

La Suprema Corte di Cassazione, investita della questione circa l’applicabilità della disciplina antiusura agli interessi moratori, ha rimesso gli atti al Primo Presidente al fine di valutare se sussistano i presupposti per una decisione a Sezioni Unite che fornisca chiarezza sul punto.

Il Collegio, nell’affrontare un ricorso proposto da una banca in relazione ad un contratto di prestito al consumo, ha svolto un’analisi delle tesi giurisprudenziali che si sono susseguite in tema di usura, soffermandosi sull’evoluzione storica degli interessi moratori e sulla loro collocazione in rapporto alla normativa antiusura. In dettaglio, la Corte ha focalizzato la propria attenzione su un dubbio interpretativo di grandissima portata, sia giuridica sia pratica, ossia se gli interessi moratori debbano o non debbano essere considerati ai fini del superamento del tasso soglia usura.

Sul punto, i Giudici di Legittimità hanno sottolineato che la questione è stata più volte oggetto di analisi, anche dalla giurisprudenza di merito, che ha fornito in alcuni casi risposta affermativa, sostenendo che il diritto italiano non svolgerebbe alcuna distinzione tra interessi corrispettivi e interessi moratori in tema di usura, distinzione che, infatti, non si ritrova nelle norme di settore.

Al contempo, tuttavia, la Suprema Corte ha ricordato che lo stesso problema è stato affrontato in maniera opposta da altra giurisprudenza, che ha ritenuto non applicabile la disciplina antiusura agli interessi moratori, partendo dal presupposto per cui gli interessi moratori non hanno natura corrispettiva bensì risarcitoria e, per tale motivo, non rientrerebbero nella sfera di applicazione dell’art. 644 cod. pen., dal momento che l’art. 644 cod. pen., nel sanzionare il reato di usura, parrebbe riferirsi solo agli interessi corrispettivi che, come noto, hanno natura remunerativa.

La Suprema Corte, preso atto dei contrasti interpretativi sussistenti e della forte rilevanza delle tematiche sottese alla decisione, ha affermato che: “le predette considerazioni, non tenute presenti dalla citata pronuncia della Terza Sezione Civile, sollecitano un ulteriore approfondimento della questione riguardante la riferibilità della disciplina antiusura anche agl’interessi moratori, dovendosi in particolare valutare […] se l’evidenziato principio di simmetria consenta e meno di escludere l’assoggettamento degl’interessi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio”.

Le motivazioni che hanno spinto il Collegio a rimettere la questione al Primo Presidente, dunque, non si fondano solo su argomenti di natura strettamente giuridica, ma guardano ai risvolti pratici che deriverebbero dall’adesione ad una o all’altra tesi: “Trattasi di questioni di massima che rivestono particolare importanza, in quanto, oltre ad implicare una rivisitazione delle categorie che in cui vengono tradizionalmente inquadrati gl’interessi, investono un fenomeno di vasta portata, oggetto di discussione in un considerevole numero di giudizi, anche di notevole valore economico, il cui esito nelle fasi di merito, avendo dato luogo a soluzioni diversificate, consente di attribuire al relativo esame uno spiccato rilievo nomofilattico, tale da giustificare la rimessione degli atti al Primo Presidente”.

Non resta che attenere gli sviluppi della vicenda, nella speranza che la Suprema Corte emetta una decisione che ponga fine ai contrasti sussistenti, e doni chiarezza agli operatori del settore bancario finanziario.

Cass., Sez. I Civ., 22 ottobre 2019, n. 26946

 

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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