Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Gli interessi di mora non sono usurari

“L’applicazione agli interessi moratori della legge 108/96 è del tutto priva di base normativa oltre che censurabile alla luce dell’art. 3 Cost.”.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Milano in una recente pronuncia.

Il Giudice, dopo aver ritenuto infondate le contestazioni dell’attore che si basavano sul cumulo tra gli interessi corrispettivi e moratori, ha censurato gli orientamenti che ritengono applicabile le norme antiusura a questi ultimi.

In particolare, a parere del giudicante, i tassi di mora non possono integrare una fattispecie usuraria in quanto sono previsti ex lege della disciplina in materia di ritardo nei pagamenti nelle transazioni commerciali (d. lgs. n. 231/2002). Tale normativa prevede che il tasso degli interessi di mora sia pari a un tasso di riferimento – sancito dal Ministero dell’economia e delle finanze con cadenza semestrale – maggiorato di otto punti percentuali.

Ma se un tasso é “legalmente stabilito non può essere anche usurario” ne deriva che “gli interessi moratori non possano essere usurari“.

Tale conclusione é coerente anche con altri indici sistematici:

  • – il T.E.G.M., sulla cui base viene calcolato il tasso soglia, non viene calcolato facendo riferimento ai tassi d’interesse moratori, ma solo a quelli corrispettivi;
  • – il 644 c.p. e il 1815 c.c. richiamano alla lettera il concetto di interessi “corrispettivi” e il loro ambito di applicazione non può essere esteso agli interessi moratori.

Gli orientamenti che propendono per l’applicabilità della legge antiusura agli interessi moratori risultano, a parere del giudicante, irragionevoli: a) applicano la legge in difetto di una effettiva volontà del legislatore, che in alcun modo fa riferimento a tali interessi ai fini della determinazione del tasso soglia; b) finiscono per omologare situazioni diverse (già solo nella prassi il tasso di mora è ben diverso, e più elevato, di quelli corrispettivi), con ciò violando il principio di eguaglianza dal quale discende l’illegittimità di disciplinare allo stesso modo situazioni diverse.

Pertanto, conclude il giudice, l’inapplicabilità della legge antiusura al tasso di mora é “l’unica interpretazione sistematica possibile, ossia idonea a mantenere l’unità del sistema [evitando n.d.r.] aspetti di auto-contraddizione

Tribunale di Milano, 27 settembre 2017, n. 9708

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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