Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Gli interessi di mora non sono soggetti alla disciplina anti-usura

Il Tribunale di Tivoli si è recentemente espresso in tema di usura aderendo alla linea giurisprudenziale secondo cui gli interessi moratori non sono soggetti alla disciplina anti-usura.

Il Giudice ha rigettato le difese del debitore opponente che, nel contestare il decreto ingiuntivo, riteneva sussistente uno sforamento dal tasso soglia usura, sostenendo la tesi della sommatoria tra interessi corrispettivi e moratori nonché la soggezione degli interessi moratori alla verifica del tasso soglia.

La sentenza, dopo avere chiarito che gli interessi moratori hanno una funzione sostanzialmente risarcitoria, inconciliabile con la disciplina vigente in punto di usura, ha   affermato che l’eventuale superamento del tasso soglia da parte degli interessi moratori non comporterebbe la caducazione di tutti gli interessi come affermato da parte della giurisprudenza, bensì solo ed esclusivamente l’azzeramento degli interessi moratori: “…per la verifica del superamento del tasso soglia, non bisogna effettuare la somma del tasso corrispettivo al moratorio, in quanto tali percentuali afferiscono a grandezze diverse. Cumularli, in altri termini, darebbe vita ad un risultato privo di significato e qualora si dimostrasse il superamento della soglia per il tasso di mora, alla data di sottoscrizione contrattuale, la nullità colpirebbe solo unicamente la pattuizione di quest’ultimo (le somme da restituire sarebbero solo quelle eventualmente corrisposte a tale titolo)”.

Tale assunto viene motivato dal Tribunale anche facendo riferimento alla disciplina comunitaria, che esclude gli interessi moratori dal calcolo del TAEG: “Appare sorreggere tale ricostruzione: – sia la disciplina comunitaria in tema di contratti di credito ai consumatori, che rappresenta la fattispecie di massima tutela, la quale prevede espressamente, sia con la Direttiva 2008/48/CE, sia con la successiva Direttiva 2014/17/UE, la rilevanza nel calcolo del TAEG dei soli costi e oneri connessi all’erogazione del credito, per cui si devono escludere le voci addebitate in ragione dell’inadempimento e, quindi, gli interessi moratori; – sia il dato normativo di cui all’art. 644, 1° co. c.p., il quale definisce usurari gli oneri (tra cui gli interessi), dati o promessi “in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”.

In ogni caso, secondo il Giudice, l’usura trova applicazione con riguardo ai costi direttamente connessi all’erogazione del credito che svolgono una funzione remunerativa per il soggetto erogante, motivo per cui gli interessi di mora non possono essere soggetti alla disciplina anti-usura avendo natura risarcitoria: “L’art. 644., 4° co. c.p., prevede che per la determinazione del tasso di interesse usurario si tenga conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese “collegate all’erogazione del credito”. Gli interessi di mora sono un onere eventuale, non dovuto dal momento ed in ragione dell’erogazione del credito, ma solo a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente. Di per sé, quindi, gli interessi di mora non sono strettamente e propriamente collegati all’erogazione del credito, bensì all’inadempimento del cliente all’obbligo di pagamento”.

La decisione in commento fissa alcuni principi fondamentali per il contenzioso bancario-finanziario, riconoscendo che:

1) gli interessi di mora e gli interessi corrispettivi non possono essere sommati ai fini della verifica anti-usura;

2) gli interessi di mora non possono produrre usura, poiché hanno natura risarcitoria e non sono collegati all’erogazione del credito.

Trib. Tivoli, 2 dicembre 2019, n. 1466

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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