Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

Gli indici del CNDCEC per la rilevazione della crisi di impresa

Cari Lettori,
come promesso torno da Voi con un aggiornamento sul codice della Crisi di Impresa.
In particolare, in questo contributo, andrò ad analizzare il documento, pubblicato dall’Ordine dei Commercialisti e Esperti Contabili, contenente gli indici di allerta della crisi.

*         *          *

Lo scorso 20 ottobre il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC), in conformità a quanto previsto dall’art. 13, secondo comma, del Codice della Crisi, ha reso pubblico un documento, datato 16 ottobre, che contiene ed illustra gli indici utili ai fini della individuazione dello stato di crisi.

Si ricorda, infatti, che il menzionato articolo 13 prevede testualmente che:

“il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, tenuto conto delle migliori prassi nazionali ed internazionali, elabora con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni ISTAT gli indici di cui al comma 1 che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa”.

Il documento licenziato dal CNDCEC è stato quindi trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico affinchè venga recepito attraverso appositi decreti ministeriali sempre in conformità a quanto previsto dal citato articolo, a mente del quale “gli indici elaborati sono approvati con decreto del MISE” .

Gli indici, secondo quanto previsto dal Codice, devono essere indicatori di squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario e devono essere rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività.

L’importanza di tali indici è di immediato rilievo ove si consideri che, laddove essi siano rilevatori di uno stato di crisi, determinano il sorgere degli obblighi di segnalazione c.d. interni  che il Codice pone a carico dei sindaci e dei revisori contabili.

Nell’impianto del Codice della Crisi la presenza di uno stato rilevante di crisi è diagnosticata, innanzitutto, attraverso (i) la  rilevazione  di ritardi reiterati e significativi nei pagamenti nonché (ii)  la verifica della presenza di un patrimonio netto negativo o inferiore al minimo di legge e, infine, (iii) mediante l’evidenza della non sostenibilità del debito nei sei mesi successivi attraverso i flussi finanziari liberi al servizio dello stesso.

Per tale motivo, il documento elaborato dal CNDCEC prevede l’impiego innanzitutto del DSCR (Debt Service Coverage Ratio), che misura i flussi di cassa e deve essere maggiore di 1.

Solo qualora il DSCR non sia disponibile, o i dati prognostici occorrenti per la sua determinazione siano ritenuti non sufficientemente affidabili, si ricorre, sempreché la situazione di crisi non sia già stata intercettata dal patrimonio netto negativo o dalla presenza di reiterati e significativi ritardi, all’impiego combinato di una serie di cinque indici, con soglie diverse a seconda del settore di attività, che debbono allertarsi tutti congiuntamente.

I cinque indici sono:

– indice di sostenibilità degli oneri finanziari in termini di rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato;

– indice di adeguatezza patrimoniale in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;

– indice di ritorno liquido dell’attivo in termini di rapporto da cash flow e attivo;

– indice di liquidità in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;

– indice di indebitamento previdenziale e tributario in termini di rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo.

Il CNDCEC oltre ad individuare gli indicatori sopra elencati ha individuato delle soglie per i vari indici in relazione alle categorie settoriali e merceologiche nelle quali operano le imprese.

Occorre precisare però che non basta il superamento di uno di questi 5 indici per far ritenere sussistente lo stato di crisi: il legislatore richiede infatti che  siano superate tutte le soglie stabilite dei 5 indici. In altri termini gli indici  individuati dal CNDCEC hanno natura gerarchica e sequenziale.

Occorrerà poi vedere nella prassi come tali indici verranno monitorati atteso che l’art. 14 del Codice prevede che gli organi di controllo societari, il revisore contabile e la società di revisione hanno l’obbligo di verificare  che l’organo amministrativo valuti costantemente non solo l’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa ma la sussistenza dell’equilibrio economico e finanziario. Occorrerà quindi un aggiornamento costante  di tali indici per permettere ai menzionati organi di valutare tempestivamente lo stato di crisi dell’impresa da cui scaturiscono gli obblighi di segnalazione previsti dal Codice.

Luciana Cipollal.cipolla@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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