Crisi e procedure concorsuali

Gli atti di frode possono comportare la revoca del concordato anche se portati a conoscenza dei creditori

Cass., sez. I civile, 26 giugno 2014

In tema di revoca dell’ammissione al concordato preventivo, la nozione di atto in frode, secondo il procedimento disciplinato dall’art.173 legge fallimentare, esige che la condotta del debitore sia stata volta ad occultare situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori, cioè tali che, se conosciute, avrebbero presumibilmente comportato una valutazione diversa e negativa della proposta e, dunque, che esse siano state “accertate” dal commissario giudiziale, cioè da lui “scoperte“, essendo prima ignorate dagli organi della procedura o dai creditori.

Pertanto, nel concetto di “frode” non rientra qualunque comportamento volontario idoneo a pregiudicare le aspettative di soddisfacimento del ceto creditorio di talché, risulta estraneo a tale qualificazione il comportamento del debitore che, già nel ricorso, abbia indicato gli atti di disposizione del patrimonio, stipulati anteriormente, implicanti la concessione di diritti di godimento a terzi e che, successivamente esaminati dal commissario giudiziale, siano ritenuti suscettibili di depauperare detto patrimonio, pregiudicando la fattibilità della proposta concordataria.

Si può quindi affermare che l’accertamento, ad opera del commissario giudiziale, di atti di occultamento o dissimulazione dell’attivo, della dolosa omissione della denuncia di uno o più creditori o della commissione di altri atti di frode da parte del debitore, determini la revoca dell’ammissione al concordato, a norma dell’articolo 173 L.F., indipendentemente dal voto espresso dai creditori in adunanza e quindi anche nell’ipotesi in cui i creditori medesimi siano stati resi edotti di quell’accertamento.

13 ottobre 2014

Valeria Sallemi – v.sallemi@lascalaw.com

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