La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Giudizio di mediazione: rifiuto per fatti concludenti o verbalizzato?

Secondo il Tribunale di Roma, “una corretta verbalizzazione da parte del mediatore delle circostanze che attengono a segmenti del procedimento di mediazione che, a vario titolo, rilevano e si riverberano nella causa, si ritiene doverosa e necessaria”.

L’ordinanza in commento vuole dipanare le – sin qui – evidenti incertezze circa l’obbligatorietà o meno della verbalizzazione negativa in luogo del semplice rifiuto al prosieguo delle trattative nel giudizio di mediazione.

I fatti di causa originano da una richiesta di risarcimento danni subiti da parte attrice a seguito di un trattamento estetico.

Il Magistrato, dopo breve istruttoria, disponeva la mediazione con ordinanza del 11.5.2015, ma le parti non davano effettivo corso a quanto stabilito dal Giudice, disertando il procedimento ed affidandosi – ex post-  ad una mera dichiarazione di rifiuto all’incontro.

La pronunzia in discorso diparte da un’interpretazione letterale delle norme in commento (principalmente l’art. 5, comma 2 bis, Dlgs 28/2010) e laddove le parti, o una di esse, neghino, a domanda del mediatore, che sussista la possibilità di iniziare la procedura di mediazione, si potrebbe ritenere che il procedimento di mediazione sia concluso e la condizione di procedibilità giudiziale sia realizzata.

A parere del Tribunale di Roma, appare però un “perfetto ossimoro” affermare di aver svolto la procedura di mediazione sulla sola base di una dichiarazione negativa/rifiuto a parteciparvi; dichiarazione che – invero – si rivela una sorta di “scappatoia” giuridica utile al solo fine di attingere alla procedibilità del giudizio.

In mancanza di qualsiasi dichiarazione della parte”, evidenzia il Magistrato nella parte motiva dell’ordinanza in discorso, “sulla ragione del rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, tale rifiuto va considerato non giustificato”.

Alla luce di quanto sopra, le conseguenze di tale ingiustificato rifiuto di procedere alla mediazione sono equiparabili alla mancanza totale di partecipazione alla mediazione: infatti, la mera informativa sulla possibilità di esperire il giudizio deflatorio “nulla ha a che vedere con lo specifico merito della controversia insorta tra le parti”.

Si deve quindi ritenere che, almeno secondo il Giudice capitolino, il mero rifiuto alla partecipazione all’incontro di mediazione equivale alla totale mancanza di esperimento del procedimento deflativo, con le note conseguenze.

Trib. Roma, 25 gennaio 2016

23 marzo 2016

Giangiacomo Cicerig.ciceri@lascalaw.com

 

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