Termine per rinotificare: avvocato avvisato…atto nullo salvato

Giudizio di appello: corrispondenza tra chiesto e pronunciato

Le domande e le eccezioni proposte in primo grado devono essere espressamente riproposte anche in grado d’appello, intendendosi, in mancanza, rinunciate. Questo è il principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza in commento, principio che può essere riassunto nel noto brocardo latino “tantum devoluto quantum appellatum”.

Tale assunto trae senz’altro origine dal più generico principio di cui all’art. 112 c.p.c. a norma del quale il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa senza poter pronunciarsi d’ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti; allo stesso modo, in grado d’appello il limite devolutivo del giudizio è disegnato dai capi della sentenza espressamente impugnare dalle parti. La questione trattata dalla Suprema Corte trae origine dalla richiesta di decreto ingiuntivo di un credito professionale.

Nel proposto giudizio di opposizione, il giudice di prime cure, prima di riconoscere l’effettiva spettanza del credito, ne aveva ridotto l’ammontare rispetto alla misura per cui era stato chiesto e ottenuto il decreto ingiuntivo.
La sentenza era stata poi appellata dal professionista, il quale aveva censurato la decisione di primo grado solo relativamente all’imputazione di pagamento, mentre nulla aveva dedotto circa la riduzione del credito rispetto a quello oggetto di ingiunzione.

La sentenza di appello, nonostante non fosse stata devoluta con espresso motivo la decisione di ridurre il compenso professionale, rideterminava quest’ultimo riconoscendo l’intero importo come da decreto ingiuntivo.

Ebbene, la Corte d’Appello, in assenza di qualsiasi connessione fra le diverse questioni, non avrebbe dovuto entrare nel merito della specifico capo della sentenza di primo grado, pertanto non avrebbe potuto rideterminare il credito professionale se non in presenza di un’espressa domanda.
Le richieste in appello circa l’imputazione di pagamento ben potevano infatti trovare accoglimento senza che ciò comportasse il riconoscimento del credito nella misura originariamente richiesta, indi senza affrontare altre questione non devolute alla Corte.

Cass., Sez. II Civ., 21 ottobre 2019, ordinanza n. 26804

Andrea Romaldo – a.romaldo@lascalaw.com

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