Quando il Giudice “sposa” la tesi del creditore

Quando il Giudice “sposa” la tesi del creditore

In sede di opposizione a decreto ingiuntivo, il debitore opponente è tenuto ad allegare e provare la sussistenza di valide cause estintive, impeditive o modificative delle pretese creditorie.

Spesso e volentieri, tuttavia, assistiamo a giudizi di opposizione del tutto privi di fondamento, ancorati ad argomentazioni generiche e prive di elementi a supporto, chiaramente finalizzati a invertire l’onere probatorio a carico della società opposta.

Una recente sentenza del Tribunale di Viterbo, motivando in maniera sintetica ma puntuale, ha sancito che l’opposizione doveva essere integralmente respinta: “essendo sul punto condivisibili le motivazioni e le argomentazioni logiche e giuridiche di parte opposta, da intendere integralmente richiamate e trascritte, fondate su argomenti e norme correttamente individuate ed applicate (vedi Cassazione 642/15 e 22562/16)”.

In particolare, il Giudice ha accolto in pieno la ricostruzione in fatto ed in diritto proposta dalla società opposta, accertando la legittimità dei tassi di interesse pattuiti e il mancato superamento del tasso soglia: “In particolare non è stato riscontrato il superamento originario della soglia da parte dei tassi di interesse e quindi le pattuizioni contrattuali non possono essere considerate invalide perché usurarie (Cassazione civile, SS.UU., sentenza 19/10/2017 n° 24675). Ai fini della verifica della natura usuraria, i tassi rilevati dalla Banca d’Italia devono essere aumentati del 50%”.

Inoltre, in tema di prescrizione, il Tribunale ha affermato che i crediti azionati non potevano dirsi prescritti, posto che nei contratti di mutuo il termine prescrizionale di dieci anni decorre dalla scadenza dell’ultima rata prevista per il rimborso: “Il credito non è prescritto, poiché trattandosi di mutuo non è decorso il termine decennale dalla data prevista per il pagamento dell’ultima rata”.

Vano anche il tentativo dell’opponente di contestare la legittimazione attiva della società creditrice, posto che i singoli passaggi di titolarità del credito risultavano provati dalla documentazione versata in atti.

Per tali ragioni, il decreto ingiuntivo è stato confermato integralmente con condanna dell’opponente a rifondere le spese di lite.

Tribunale di Viterbo, 29 agosto 2019, n. 1047

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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