A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Giù le mani dai beni della corona! Ma il Tribunale decide a danno della Regina

Il Tribunale di Milano si è trovato a dover affrontare lo strano caso di un creditore che aggrediva i beni immobili siti in Italia di una società di diritto inglese che tuttavia risultava estinta. Il Tribunale ha dovuto dunque stabilire quali fossero le norme applicabili alla successione nella titolarità di un bene immobile appartenente ad una società inglese ormai estinta ma che non aveva liquidato interamente il suo patrimonio.

Il caso riguardava appunto un creditore che aveva iscritto ipoteca su alcuni immobili siti in Italia di proprietà del suo debitore. Successivamente, il debitore aveva conferito tali beni in una società di diritto inglese neocostituita. Il creditore con l’intenzione di escutere la propria garanzia e forte del diritto di sequela avviava l’esecuzione contro la società inglese che risultava proprietaria degli immobili.

Tuttavia, nel corso della procedura esecutiva, si apprendeva che la società inglese si era estinta, essendo stata cancellata dal Register of Companies, senza che i suoi beni fossero stati liquidati o destinati ai soci. Il creditore, dunque, ritenendo che a seguito dell’estinzione della società i beni non liquidati fossero entrati a far parte del patrimonio dei soci, agiva contro quest’ultimi al fine di soddisfare il suo credito.

Il Tribunale di Milano si trovava dunque a dover decidere quale fosse il diritto applicabile alla successione nel diritto di proprietà dei beni siti in Italia di una società di diritto inglese estinta senza che la cancellazione della società dal Registro delle Imprese fosse stata preceduta dalla consueta procedura di liquidazione.

In particolare, il Tribunale era chiamato a decidere se, al caso in esame, si sarebbe potuto applicare l’articolo 1012 del Companies Act 2006, secondo il quale, quando una società viene cancellata in assenza di liquidazione, i suoi beni divengono di proprietà della Corona inglese, ovvero se si sarebbe dovuto applicare il noto orientamento giurisprudenziale della Cassazione italiana secondo il quale “qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale  i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta si trasferiscono ai soci, in regime di contitolarità o comunione indivisa” (Cass., SS.UU., 12 marzo 2013, n. 6070).

Il collegio giudicante, in accoglimento delle domande svolte dall’attore, ha dunque così deciso: “L’art. 51 della legge 31 maggio 1995 n. 218 stabilisce che il possesso, la proprietà e gli altri diritti reali sui beni mobili ed immobili sono regolati dalla legge dello Stato in cui i beni si trovano e la stessa legge ne regola anche l’acquisto…. Ne consegue che i beni immobili già di proprietà della società … estinta, e tuttora intestati a quest’ultima nei registri immobiliari in quanto all’evidenza non oggetto di alcuna attività liquidatoria, sono divenuti, a seguito della cancellazione e della conseguente estinzione dell’ente, di proprietà esclusiva – pro quota – degli unici due soci della cessata società inglese, i convenuti…ogni diversa conclusione risultando in contrasto con i condivisibili rilievi sistematici di cui al citato orientamento di legittimità e, del resto, comportando l’incongrua conseguenza della titolarità di un bene immobile in capo a soggetto non più esistente”.

Il Tribunale ha dunque accertato che ai beni immobili siti in Italia di proprietà di una società di diritto inglese estinta non si applica l’art. 1012 del Companies Act, avendo tale disposizione un’applicabilità strettamente territoriale.

Trib. Milano, Sez. Impresa “B”, 17 giugno 2019, n. 5842

Fabio Dalmasso – f.dalmasso@lascalaw.com

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