Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Con una sentenza dello scorso 12 ottobre il Tribunale di Milano – Sezione Fallimentare – ha stabilito alcuni punti fermi in materia di accertamento del passivo fallimentare, con particolare riferimento alle regole che disciplinano il contraddittorio tra le parti.

Ricordiamo che l’art. 95 comma 2 legge fallimentare disciplina le attività processuali preliminari all’udienza di verifica dei crediti, udienza che si svolge davanti al giudice delegato. Ai sensi della disposizione di cui sopra “il curatore deposita il progetto di stato passivo corredato dalle relative domande nella cancelleria del tribunale almeno quindici giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo e nello stesso termine lo trasmette ai creditori e ai titolari di diritti sui beni all’indirizzo indicato nella domanda di ammissione al passivo. I creditori, i titolari di diritti sui beni ed il fallito possono esaminare il progetto e presentare al curatore, con le modalità indicate dall’articolo 93, secondo comma, osservazioni scritte e documenti integrativi fino a cinque giorni prima dell’udienza”.

Ebbene, la pronuncia del Tribunale di Milano prende le mosse da un giudizio di opposizione allo stato passivo. Nella parte motiva del provvedimento vengono affermati i seguenti principi di ordine generale in materia di contraddittorio:

  1. – l’udienza di verifica dei crediti, prevista dall’art. 95 legge fallimentare, è la sede deputata per la piena esplicazione del contraddittorio tra le parti del procedimento: creditori e curatore fallimentare. Più precisamente, nella predetta udienza si realizza il contraddittorio pieno e incrociato tra la curatela e ciascun creditore, nonché tra i creditori tra loro, sicché deve ammettersi che in tale occasione ciascuna parte possa sempre modificare le proprie conclusioni, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Ciò in quanto le scansioni attraverso le quali si sviluppa la verifica dei crediti, come configurate dai primi due commi dell’art. 95 legge fallimentare, non prevedono preclusioni a carico delle parti. Fino all’udienza, dunque, le parti (creditori e curatore) possono presentare osservazioni, anche a verbale, produrre documenti e sollevare eccezioni.
  2. – Il contenuto del provvedimento con il quale il giudice delegato ammette (o non ammette) i crediti al passivo può essere determinato anche per relationem, con il semplice richiamo alla domanda di ammissione del creditore o alle specifiche motivazioni addotte dal curatore nel progetto di stato passivo (cfr. anche Cass., 9 ottobre 2018 n. 24794). Questo anche in considerazione del carattere sommario e non definitivo dell’accertamento del credito.
  • – Qualora il curatore sollevi, fondatamente, un’eccezione di compensazione nei confronti del creditore concorsuale, il giudice delegato, in virtù del principio della ragione più liquida, non ha l’obbligo motivazionale e accertativo di esaminare l’esistenza, l’ammissibilità e l’eventuale natura prededucibile o privilegiata del credito non ammesso.

Tribunale di Milano, 12 ottobre 2019, n. 9272

Riccardo Cammarata – r.cammarata@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ascolta il nostro podcast IusPod – tutto il diritto che conta a questo link.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Insolvenza prospettica, illustre sconosciuta

Il Tribunale di Milano, nell'ambito di un procedimento per la dichiarazione di fallimento, ha forni...

Crisi e procedure concorsuali

Almeno 5 anni tra un fallimento e l’altro

Il Tribunale di Mantova, con decreto del 26 settembre scorso, ha dichiarato inammissibile l’istanz...

Crisi e procedure concorsuali

Solutoria o ripristinatoria, rimessa indifferente per la revocatoria!

I presupposti dell’azione revocatoria delle rimesse bancarie vanno individuati nella consistenza e...

Crisi e procedure concorsuali