L’informativa nel contratto

Gestione di portafoglio e limiti delle “istruzioni vincolanti”

Una recente sentenza di legittimità (Cass. Civ., Sez. I, 3-5-2017, n. 10713) si è espressa in merito alle istruzioni vincolanti previste dall’art. 24 T.U.F., affermando che è nullo l’ordine di investimento che ecceda i limiti negoziali della gestione, considerato che “non rientra nella nozione di “istruzione vincolante” di cui all’art. 24 cit. l’ordine di investimento che venga ad alterare le caratteristiche della gestione per contratto in essere; un ordine di simile genere integra per contro, contratto sostitutivo di aspetti fondamentali e caratterizzanti di quello in essere”.

Nel caso di specie due investitrici stipulavano con un intermediario un contratto di gestione di portafoglio che prevedeva, ovviamente, una predeterminata linea di investimento.

Nell’ambito di tali rapporti, la banca riceveva un ordine di investimento del 100% del portafoglio detenuto in un fondo azionario di diritto lussemburghese, avente parametri più speculativi rispetto a quelli previsti nel contratto di gestione di portafoglio.

In seguito all’esecuzione dell’ordine sorgevano contestazioni tra le parti. Le investitrici citavano in giudizio la banca sostenendo, tra l’altro, la nullità dell’ordine conferito in quanto eccedente i limiti di investimento pattuiti. La banca respingeva ogni addebito.

Esperito il primo e il secondo grado di giudizio le investitrici proponevano ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, valutando il primo motivo di ricorso, non ha condiviso il principio affermato dalla Corte d’Appello secondo cui “«nulla vieta che l’istruzione sia riferita all’intero portafoglio», la stessa «ben può derogare ai limiti» del mandato già conferito al gestore: «essendo il cliente sempre libero di assumere anche decisioni che si pongano in contrasto con la linea di gestione prescelta … il limite vincola il mandatario, non il mandante»”.

Sul punto, infatti, la sentenza afferma che la disciplina prevista dall’art. 24 T.U.F. deve essere letta avendo ben chiaro il sistema di riferimento in cui si colloca, “Che non è quello generalissimo – e del tutto astratto – dello schema dell’agire gestorio per conto di un dominus, bensì quello specifico e puntuale dei servizi di investimento, come organizzato dalla normativa del TUF e dei regolamenti approntati dalla Consob”.

Di conseguenza, prosegue la Corte, “Ne deriva che, per rimanere tali e così rimanere soggette al regime normativo loro proprio, le «istruzioni vincolanti», di cui alla norma dell’art. 24 TUF, debbono in specie rimanere all’interno delle caratteristiche della gestione che, nel concreto, sono state individuate nell’apposito contratto: devono essere conformi, cioè al relativo programma negoziale” poiché, in caso contrario, l’ordine ha un effetto sostitutivo che ne comporta la nullità (“gli ordini si atteggeranno come contratti sostitutivi dei contenuti di base di quello preesistente e tuttavia non rispettosi delle regole imperative stabilite dal vigente sistema dei servizi di investimento e pertanto nulli”).

Cass., Sez. I, 3 maggio 2017, n. 10713 (leggi la sentenza)

Carlo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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