Gestione patrimoniale, tra trasparenza dei costi e prova dell’informativa

Gestione patrimoniale, tra trasparenza dei costi e prova dell’informativa

Il Tribunale di Bologna ha avuto modo di argomentare riguardo alle contestazioni mosse da un investitore rispetto all’adempimento informativo tanto della banca con cui erano intrattenuti i rapporti, sia della società di gestione del risparmio.

In particolare, il cliente lamentava la mancanza di trasparenza da parte della Banca rispetto all’informativa precontrattuale connessa alla sottoscrizione del contratto di gestione concluso con la società di gestione del risparmio, sia con riguardo ai costi applicati, sia con riferimento ai rischi e caratteristiche connesse alla gestione stessa. Gradatamente venivano proposte quindi domande di annullamento e richieste risarcitorie che, con motivazione condivisibile, il Giudice felsineo disattende.

Rispetto alla richiesta di annullamento il Giudice evidenzia il dato di natura documentale dell’informativa veicolata al cliente, dando conto del fatto che l’azione sarebbe semmai ascrivibile alla richiesta i annullamento del contratto per “errore sulla convenienza economica”: “com’è noto, l’errore è causa di annullamento del contratto quando è essenziale ed è riconoscibile dall’altro contraente (art. 1428 c.c.). Le disposizioni codicistiche disciplinano anche quando l’errore può ritenersi essenziale (art. 1429 c.c.) e riconoscibile (art. 1431 c.c.). Sulla base di tali norme, dunque, l’errore – quale vizio della volontà – può determinare l’annullamento del contratto solo se cade sulla natura o sull’oggetto del negozio; sull’identità dell’oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi determinante del consenso; sull’identità o sulle qualità della persona dell’altro contraente, sempre che l’una o le altre siano state determinanti del consenso; quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto. L’attrice ha sostenuto che il suo consenso alla sottoscrizione del contratto di gestione di portafogli è stato viziato dalla ricezione di informazioni fuorvianti sui rischi derivanti dall’investimento e che tali indicazioni l’avrebbero indotta in errore circa l’opportunità dell’operazione. Le allegazioni di parte attrice evidenziano che la doglianza attiene ad un erronea valutazione circa la convenienza economica dell’affare che, non incidendo sull’oggetto del contratto in sé considerato, non presenta alcun rilievo ai fini della pronuncia di annullamento”.

Quanto all’informativa specifica sulle caratteristiche della gestione stessa, il Tribunale adito sottolinea gli aspetti di contenuto documentale sottolineando come “nella scheda di prodotto, inoltre, si chiariva che il Gestore non garantiva il raggiungimento di alcun risultato, ma unicamente che il patrimonio sarebbe stato gestito secondo le caratteristiche di gestione prescelte […] In considerazione delle specifiche doglianze espresse da parte attrice in questa sede, limitate all’inadeguata informazione asseritamente ricevuta con riferimento alla possibilità di mantenere inalterato il capitale investito ed ottenere un rendimento minimo del 1,5%, si deve ritenere che parte convenuta abbia dato una informazione completa e sufficiente circa i rischi dell’investimento, avendo precisato che la gestione non garantiva alcun rendimento minimo, né – più in generale – la conservazione del capitale investito”.

In sentenza, quindi, si ha una valorizzazione del dato documentale dal quale si rinviene il flusso informativo idoneo a rendere edotto il cliente delle caratteristiche e rischi dell’investimento disponendo.

Tribunale di Bologna, 18 luglio 2019, n. 1662

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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