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Genericità dell’appello: quando è ammissibile?

Il ricorso in appello non può essere dichiarato inammissibile per genericità, ove vi sia un contesto di ampia illustrazione e deduzione, dal quale emergano in modo chiaro e puntuale le questioni e i punti della sentenza di primo grado appellati, nonché le relative doglianze.

Il principio di diritto è stato oggetto di una recente pronuncia della Corte di Cassazione.

Il caso in oggetto, trae origine dal rigetto, da parte del Giudice di Pace di Roma, di una domanda proposta da una compagnia assicurativa nei confronti di un istituto di servizi postali e finanziari, inerente la richiesta di risarcimento del danno derivante dal pagamento illegittimo di un assegno da persona diversa dal creditore.  Sul punto, la predetta compagnia assicurativa aveva emesso un assegno bancario non trasferibile inviandolo al creditore legittimo tramite corrispondenza ordinaria, ma presentato alla società di gestione del servizio postale per il pagamento da persona diversa. La stessa aveva dovuto pagare nuovamente l’importo dovuto a seguito della denuncia proveniente dal creditore.

Il Tribunale ha successivamente dichiarato l’inammissibilità dell’appello presentato dalla compagnia assicuratrice per genericità, allorché la stessa ha proposto ricorso in Cassazione deducendo quali motivi la violazione e falsa applicazione di cui agli artt. 342 e 112 c.p.c. in riferimento all’art. 360, comma 1 c.p.c.

Pertanto, la questione sollevata è se l’atto di appello presentato dal ricorrente soddisfi o meno i requisiti necessari e sufficienti inerenti la forma, disciplinati dall’art 342 c.p.c.

Sul punto, l’ordinanza in esame, ribadendo un recente orientamento giurisprudenziale (Cass. Civ. Sez. Un. n.27199/2017), precisa che la forma dell’appello deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata, oltre che le relative doglianze affiancando alla parte volitiva una parte prettamente argomentativa che funga alla confutazione delle ragioni addotte dal Giudice di primo grado, essendo del tutto superfluo l’utilizzo di particolari forme sacramentali e dell’esposizione di un progetto alternativo di decisione da porre in contrasto con la sentenza di primo grado.

L’indicazione dei motivi di appello richiede prettamente un’esposizione chiara e univoca, anche se sommaria, sia della domanda rivolta al Giudice del gravame, sia dei fondamenti della doglianza.

L’atto di appello presentato dal ricorrente soddisfa i menzionati requisiti: in esso sono stati effettivamente specificati i punti contestati della sentenza di primo grado e prospettate le pertinenti doglianze, seppur in un contesto di ampia illustrazione e deduzione, il che non preclude che il complesso delle argomentazioni svolte a sostegno dei motivi di appello possa ritenersi pienamente raggiunto.

Per tali motivi, alla luce di quanto esposto, la Suprema Corte ha accolto il ricorso e cassato la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Roma.

Cass., Sez. VI, Ord., 29 gennaio 2020, n. 1935

Giulia Simontacchi – g.simontacchi@lascalaw.com

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