Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Una “forma” a tutela dell’intermediario

La Suprema Corte di Cassazione conferma che “secondo la giurisprudenza di questa Corte […] l’art. 23 del d.lgs. n. 58 del 1998, laddove impone la forma scritta, a pena di nullità, per i contratti relativi alla prestazione di servizi di investimento, si riferisce ai contratti quadro, e non ai singoli ordini di investimento (o disinvestímento) che vengano poi impartiti dal cliente all’intermediario, la cui validità non è, invece, soggetta a requisiti formali, salvo che lo stesso contratto quadro li preveda anche per quelli”.

La decisione – che di fatto non introduce particolari novità sulla questione della forma degli ordini – offre uno spunto ulteriore sulla questione in tema di “prova” del corretto operato dell’intermediario, in una lettura congiunta rispetto a quella giurisprudenza che conferma (cfr, e.g., Cass. Civ., Sez. VI, 13-3-2020, n. 7238) come “la sottoscrizione della segnalazione di inadeguatezza da parte del cliente non prova qualità e quantità delle informazioni date dall’intermediario, ma fa ritenere che questi abbia somministrato al cliente una informativa dal medesimo giudicata al momento, a torto o a ragione, soddisfacente”.

In particolare, il Collegio di legittimità – rigettando per varie ragioni il ricorso proposto dall’investitore – ricorda che “l’art. 60 del Regolamento CONSOB n. 11522/98, che impone alla banca intermediaria di registrare su nastro magnetico, o altro supporto equivalente, gli ordini inerenti alle negoziazioni in valori mobiliari impartiti telefonicamente dal cliente, costituisce uno strumento atto a garantire agli intermediari, mediante l’oggettivo ed immediato riscontro della volontà manifestata dal cliente, l’esonero da ogni responsabilità quanto all’operazione da compiere, ma non impone, in assenza di specifica previsione, un requisito di forma, sia pure ad probationem, degli ordini suddetti, restando inapplicabile la preclusione di cui all’art. 2725 cod.civ. (Sez. 1, n. 612 del 15/01/2016, Rv. 638276 – 01)”.

Ed allora, provando a sintetizzare i principi giurisprudenziali avanti richiamati, non resta che trarre le dovute conseguenze derivanti dalla esistenza di quelle “tracce documentali informative in merito alle caratteristiche del titolo” (cfr Cass. Civ., Sez. I, 18-11-2019, n. 29901), confermandosi quindi la possibilità di dimostrare il corretto operato dell’intermediario nel caso venga conferito ordine scritto, dal quale risultino già di per sé indicazioni sul corretto adempimento informativo a favore del cliente.

Cass., Sez. VI, 12 marzo 2020, n. 7093

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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