Diritto Processuale Civile

Forma e termini dell’appello avverso l’ordinanza di estinzione del processo ex art. 308 cpc

La prima questione rimessa al vaglio delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che si sono pronunciate sul tema con sentenza n. 22848/ 13, riguarda l’identificazione dell’atto, come citazione o ricorso, da adottarsi per il promuovimento dell’appello avverso la  sentenza reiettiva di reclamo proposto, ai sensi dell’art. 308 c.p.c., comma 2, contro la declaratoria di estinzione del processo di cognizione pronunciata dal giudice istruttore. Il quadro normativo di riferimento è dato dall’art. 308 c.p.c., e dall’art. 130 disp. att. c.p.c.. L’art. 308 c.p.c., in tema di estinzione del processo di cognizione statuisce che contro l’ordinanza che dichiara l’estinzione è ammesso reclamo nei modi di cui all’art. 178, commi 3, 4 e 5. Il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza, se respinge il reclamo, e con ordinanza non impugnabile, se l’accoglie. Identica disposizione, nell’ambito del processo di esecuzione, è data dall’art. 630 c.p.c. L’art. 130 disp. att. c.p.c., nel regolare l’appello contro la sentenza di estinzione del processo recita: “Nel giudizio di appello contro la sentenza che ha dichiarato l’estinzione del processo a norma dell’art. 308 del codice o che ha provveduto sul reclamo previsto nell’articolo 630 del codice stesso, il collegio, quando è necessario, autorizza le parti a presentare memorie fissando i rispettivi termini, e provvede in camera di consiglio con sentenza”. Nella prospettiva di cui all’art. 130 disp. att. c.p.c., il rito camerale si applica all’intero procedimento d’appello avverso sentenza reiettiva di reclamo, ex art. 308 c.p.c., comma 2, contro declaratoria di estinzione del processo pronunziata dal giudice istruttore, e, conseguentemente, anche al relativo atto introduttivo. In tal senso si esprime la stessa lettera della norma sia per il richiamo al rito camerale sia anche per lo specifico valore lessicale della frase attraverso cui detto richiamo è stato realizzato (“…il collegio… provvede in camera di consiglio…”). Peraltro il dato letterale va rapportato alle indicazioni che si traggono dalla continuità formale che l’art. 130 disp. att. c.p.c., realizza – attraverso l’evocazione del rito camerale per il secondo procedimento – tra prodromico procedimento di reclamo ex art. 308 c.p.c. retto, per intero, dal rito camerale e procedimento d’impugnazione della sentenza resa in sede di reclamo. In conclusione alla prima questione sottoposta all’esame delle Sezioni Unite, deve, dunque, rispondersi con l’affermazione del principio, secondo cui, ai sensi dell’art. 130 disp. att. c.p.c., il procedimento di appello avverso sentenza ex art. 308 c.p.c., comma 2, reiettiva di reclamo proposto avverso declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, è retto dal rito camerale sin dal momento della proposizione dell’impugnazione, che, va, quindi, introdotta con ricorso da depositare in Cancelleria entro i termini prescritti dagli artt. 325 e 327 c.p.c.. Il secondo spunto problematico rimesso all’attenzione delle Sezioni Unite richiede di chiarire se ed in quali termini l’appello di sentenza ex art. 308 c.p.c., comma 2, reiettiva di reclamo proposto avverso declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anzichè, come prescritto, con ricorso, possa ritenersi utilmente promosso. La questione rimanda alla più generale tematica della sorte delle impugnazioni nonchè delle opposizioni a decreto ingiuntivo o altro atto introdotte, in contrasto con la previsione legale, con citazione anzichè con ricorso o, viceversa, con ricorso anzichè con citazione. E’ orientamento consolidato nel tempo sia in giurisprudenza sia in dottrina, che l’impugnazione e l’opposizione a decreto ingiuntivo da proporsi con ricorso e, invece, promosse con citazione producono effetti ancorchè poste in essere in violazione di specifica normativa processuale, giacchè sono suscettibili di sanatoria, in via di conversione ex art. 156 c.p.c., alla condizione che, nel termine perentoriamente prescritto dalla legge ai fini dell’ammissibilità dell’impugnativa, l’atto sia stato, non solo notificato alla controparte, ma pure depositato nella Cancelleria del giudice (cfr., in giurisprudenza, tra le altre, quanto al primo profilo: Cass.,ss.uu.,17645/07; 9530/10; 21161/11; quanto al secondo profilo: Cass., ss.uu., 2714/91, 4867/93, 8014/09). Costituisce indirizzo interpretativo altrettanto consolidato che l’appello da proporre con citazione, in base alle norme del rito ordinario, e, invece, promosso con ricorso è suscettibile di sanatoria solo se, nel termine perentorio di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., l’atto sia stato non solo depositato nella Cancelleria del giudice competente, ma anche notificato alla controparte (cfr., tra le altre Cass. Civ. 2430/12 3058/12). Il richiamato quadro ermeneutico è assolutamente univoco. Il radicato indirizzo presenta inoltre un ineccepibile fondamento teorico-giuridico. La conversione, ai sensi dell’art. 156 c.p.c., di un atto introduttivo non conformato allo specifico modello legale del procedimento che intende introdurre, può, invero, realizzarsi, solo se l’atto da convertire sia dotato di tutti i requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo dell’utile introduzione del procedimento secondo lo schema legale prescritto. Ne consegue che – in ipotesi di impugnazione (o opposizione) irritualmente promossa con citazione anzichè con ricorso – la conversione si verifica soltanto in caso di tempestivo deposito dell’atto nella Cancelleria del giudice adito; mentre viceversa – in ipotesi di impugnazione (o opposizione) promossa con ricorso anzichè con citazione –  si verifica soltanto in caso di tempestiva notificazione dell’improprio ricorso alla controparte. Dunque a questa seconda questione sottoposta all’esame delle Sezioni unite, deve, dunque, rispondersi con l’affermazione del principio, secondo cui l’appello avverso sentenza ex art. 308 c.p.c., comma 2, reiettiva di reclamo proposto avverso declaratoria di estinzione del processo pronunciata dal giudice istruttore, promosso con citazione anzichè con ricorso è suscettibile di sanatoria, in via di conversione ai sensi dell’art. 156 c.p.c., alla condizione che, nel termine previsto dalla legge, l’atto sia stato, non solo notificato alla controparte, ma anche depositato nella Cancelleria del giudice.

26 novembre 2013

(Federica Martini – f.martini@lascalaw.com)

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