L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Fondo patrimoniale e azione revocatoria: da quando decorre il termine prescrizionale?

In tema di fondo patrimoniale, il Supremo Collegio, dipartendo dall’ormai granitico orientamento scolpito sin dalla pronunzia S.S.U.U. n. 21658/09, conferma che il termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 2903 c.c. decorre dal giorno in cui è stata data pubblicità ai terzi dell’atto in discorso.

Solo da quel momento, infatti, il diritto può essere fatto valere: detto momento va individuato in quello nel quale avviene l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio, che è il giorno in cui l’atto diviene opponibile ai terzi.

Per completezza, occorre relazionare circa i fatti approdati alla Suprema Corte.

Un importante istituto di credito conveniva in giudizio una coppia di coniugi per sentirli condannare al pagamento di una rilevante somma (c.a. Eur. 2,5 milioni) in virtù della domanda di revocatoria dell’atto col quale i convenuti avevano in precedenza costituito in fondo patrimoniale – ciascuno nella propria quota del 50% – il diritto di usufrutto agli stessi spettante su un insieme di svariati beni immobili e terreni.

I convenuti si costituivano eccependo in rito l’intervenuta prescrizione dell’azione revocatoria e chiedendo, nel merito, la reiezione della domanda.

In primo grado il Tribunale condannava uno solo dei coniugi al pagamento di quanto richiesto dalla banca, nel contempo dichiarando l’inefficacia dell’atto di costituzione del fondo patrimoniale de quo.

Confermata la sentenza anche avanti la Corte territoriale, i coniugi proponevano ricorso per Cassazione deducendo come la Corte d’Appello avesse errato rapportando la verifica del consilium fraudis alla data di annotazione dell’atto di costituzione del fondo patrimoniale anziché quella della sua effettiva stipulazione, disattendendo conseguentemente (secondo motivo di doglianza) l’eccezione di prescrizione reiterata dagli appellanti.

Gli Ermellini, nell’interessante parte motiva della pronunzia in commento, hanno rievocato l’iter giurisprudenziale (di cui si è dato cenno sopra) secondo il quale la costituzione del fondo patrimoniale è soggetta al dettato dell’art. 162 c.c. ivi inclusa la disposizione del 4° comma, laddove ne condiziona l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio. Diversamente, la trascrizione del vincolo per gli immobili ex art. 2647 c.c. assurge a mera pubblicità-notizia e non permette di superare il difetto di annotazione nei libri dello stato civile.

Pertanto, se vi è trascrizione del vincolo ma difetto di annotazione del regime patrimoniale, si deve propendere per l’inopponibilità del vincolo di destinazione ai creditori.

Quanto alla decorrenza del termine prescrizionale, il Supremo Collegio ha ritenuto di puntualizzare – non discostandosi da quanto sancito sin dall’ormai risalente pronunzia Cass. Civ. n. 1210/2007 – che detto termine (“cinque anni dalla data dell’atto”, art. 2903 c.c.) deve essere interpretato nel senso che la prescrizione decorre dal giorno in cui dell’atto è stata data pubblicità ai terzi, in quanto solo da quel momento il diritto può esser fatto valere e l’inerzia del titolare protratta nel tempo assume effetto estintivo. Tale momento, prosegue la parte motiva, “va individuato (…) in quello nel quale avviene l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio.”.

A corollario di quanto sopra, viene spontaneo notare che il principio logico/giuridico sopra espresso collima con quanto già previsto in materia di revocatoria fallimentare, laddove il termine prescrizionale decorre dalla data della dichiarazione di fallimento e non già da quella del compimento dell’atto da revocare.

Cass., Sez. III, 24 marzo 2016, n. 5889 (leggi la sentenza)

Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com

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