Diritto dell'Esecuzione Forzata

Fissazione di un nuovo incanto in caso d’ inadempimento dell’aggiudicatario nella procedura in aumento del quinto

Cass., 15 gennaio 2013, Sez. III, n. 790

Massima: “In tema di espropriazione immobiliare deve disporsi la fissazione di un nuovo incanto dopo la decadenza del soggetto risultato aggiudicatario all’esito della procedura di rincaro, senza che sia possibile una retrocessione della procedura con il consolidarsi degli effetti dall’aggiudicazione provvisoria, dovendo l’esigenza di tutela di quest’ultima recedere di fronte al conseguimento della finalità della espropriazione forzata, che è preordinata a ricavare dalla vendita il massimo risultato possibile, mentre la dilatazione dei tempi, conseguente al nuovo incanto, trova un suo bilanciamento nell’accollo dei relativi costi a colui che l’ha determinato, dal momento che, a mente dell’ultima parte dell’articolo 587 Cpc «se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell’incanto precedente, l’aggiudicatario inadempiente è tenuto al pagamento della differenza».” (leggi la sentenza per esteso)

Con la sentenza n.790/13 la Corte di Cassazione ha confermato quanto già disposto in diritto dall’art. 587 c.p.c., ovvero che in tema di esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, l’inadempimento dell’aggiudicatario nel deposito del prezzo di vendita comporta la pronuncia da parte del giudice dell’esecuzione della decadenza dell’aggiudicatario, con conseguente ordine di incameramento della cauzione a titolo di multa e disposizione di un nuovo incanto, senza  possibilità di far rivivere una precedente aggiudicazione , così come già disposto dalla Corte con sentenza n.5506/2003.

Basandosi su tale assunto, la Corte ha  ritenuto non meritevole di accoglimento il motivo di ricorso avanzato dall’aggiudicatario provvisorio contro il provvedimento del  giudice dell’esecuzione che a seguito del mancato versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario nella procedura in aumento del quinto ha determinato la necessità del fissarsi di una nuova vendita anziché riconoscere come valida l’aggiudicazione provvisoria precedente alla  “sub procedura” in aumento del quinto.

Ciò in quanto nel caso di specie, la “prima aggiudicazione”era provvisoria e risultava caducata per effetto dell’apertura della gara , mentre l’aggiudicazione definitiva, ancorché divenuta inefficace per effetto dell’inadempienza dell’aggiudicatario e la conseguente dichiarazione di decadenza, non è tamquam non esset, come è confermato dalla previsione normativa dell’incameramento della cauzione.

Su tale punto la Corte ha ribadito che pur essendo quella in aumento del quinto una sub procedura , la stessa è funzionale all’ordinato  svolgimento del processo e  non certo alla sua separazione, “posto che il procedimento è unitario,perché uno solo è il risultato perseguito che è quello della soddisfazione dei diritti di credito in esso fatti valere”.

La Suprema Corte ha stabilito che, l’esigenza di tutela dell’aggiudicatario provvisorio, richiamata da parte ricorrente, deve contemperarsi con la finalità principale della vendita forzata, ovvero quella di conseguire il massimo risultato possibile.

Ed,Infine, che il prolungarsi della procedura , a seguito della fissazione di un nuovo incanto, viene bilanciato nell’attribuire i relativi costi a colui che lo ha causato, così come statuito dall’art. 587 c.p.c.”se il prezzo che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell’incanto precedente, l’aggiudicatario inadempiente è tenuto al pagamento della differenza”.

(Giovanna Di Mattei – g.dimattei@lascalaw.com)

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