A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Firmi in CAdES o PAdES? Non importa, la notifica via PEC si perfeziona ugualmente

Secondo una recente sentenza delle Sezioni Unite non rileva in che modo sia apposta la firma digitale sul file che si va a notificare, sia esso in .pdf (Portable Document Format per le firme in PAdES) o in .p7m (Cryptographic Message Syntax Advanced Electronic Signature per quelle in CAdES). Entrambi sono considerati validi ai fini della notifica in quanto idonei a garantire l’autenticità del file e la sua integrità.

Al contrario di quanto deciso dai giudici di prime cure del Tribunale di Pavia, in data 23 gennaio 2019, che erroneamente avevano ritenuto che il formato del file potesse essere collegato alla genuinità dello stesso oppure alla sua intrinseca integrità, la Suprema Corte afferma che è di fatto irrilevante il formato del file. Ciò che rileva ai fini della notifica è che il documento sia firmato digitalmente e notificato da una casella postale certificata ad un’altra. Una volta avvenuta la consegna, si perfeziona la notifica. Inoltre, risulta irrilevante la fattispecie della “mancata” ricezione del messaggio di posta elettronica certificata, nel caso in cui la casella postale dovesse risultare satura e incapace di recepire ulteriori comunicazioni. Lo afferma la Suprema Corte di Cassazione, nella sentenza n. 12451 del 21 maggio 2018.

Il fatto, in brevi parole, vede la nostra ricorrente Edilpresident S.r.l. opporsi al pignoramento innanzi al Tribunale di Pavia, nel gennaio 2017, notificato dall’Agenzia delle Entrate, adducendo tra i motivi del ricorso che il medesimo fosse stato notificato via PEC in formato .pdf e non nel tradizionalmente accettato .p7m. I Giudici conclusero dichiarando la nullità della notifica, in quanto ritennero che il formato non fosse idoneo a garantire l’integrità della busta, recapitata tramite il servizio di posta elettronica certificata.

Successivamente, l’Agenzia delle Entrate ente Riscossione, ha proposto ricorso per Cassazione adducendo due motivi: il primo, relativo al difetto di giurisdizione del Giudice Ordinario in relazione all’art. 360, comma 1, n. 1, c.p.c. Il secondo motivo, sul quale si vuole porre l’accento, trova fondamento nella sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 10266 del 2018. Quest’ultima ha ritenuto che, con riferimento al pignoramento, debba ritenersi che le firme digitali di tipo “CAdES” e “PAdES” siano entrambe ammesse ed equivalenti, sia pure con le differenti estensioni “.p7m” e “.pdf”.

Il Tribunale di Pavia ha erroneamente ritenuto che l’immodificabilità ed integrità potessero derivare solo dall’estensione “.p7m”.

Quindi, sulla base di queste motivazioni, la Suprema Corte, a Sezioni Unite, cassa la sentenza del Tribunale di Pavia senza rinvio e dispone la compensazione delle spese del giudizio di merito e di quello di legittimità.

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Firmi in CAdES o PAdES La notifica via PEC si perfeziona ugualmente

Cass., Sez. Unite, 25 marzo 2021,  n. 8501 

Filippo Bonici – f.bonici@lascalaw.com

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