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Finalmente anche il giudice civile può giudicare in ciabatte

La Corte Costituzionale è stata investita, sul finire del 2020, del tema della celebrazione dell’udienza civile da remoto, più in particolare la Consulta è stata adita per valutare la legittimità della norma che imponeva ai giudici civili di recarsi presso l’ufficio giudiziario per celebrare le udienze da remoto.

La questione è stata proposta alla corte da due diversi giudici a quo: il tribunale di Mantova da una parte e quello di Pavia dall’altra.

In rito, sono state risolte entrambe le questioni: per quanto concerne quella sollevata dal Tribunale di Pavia, la Corte ha avuto modo di osservare come la materia dovesse considerarsi “esaurita”, posto che il giudice aveva già celebrato l’udienza avvalendosi di un’altra modalità prevista dall’ordinamento.

Differente è stata la soluzione riservata alla questione sollevata dal tribunale di Mantova, anche se il risultato è il medesimo: con riferimento a tale ricorso la Consulta ha pronunciato l’inammissibilità dello stesso per jus superveniens, rimettendo la questione al giudice a quo, affinché ne valutasse la rilevanza alla luce della nuova normativa.

Infatti, l’art. 23 del d.l. n. 137/2020 (convertito dalla legge 18 dicembre 2020, n.176) ha previsto, al comma 7 che “in deroga al disposto dell’articolo 221, comma 7, del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, il giudice può partecipare all’udienza anche da un luogo diverso dall’ufficio giudiziario”, ristabilendo così la parità tra giudici civili, penali e amministrativi.

L’unico motivo di doglianza avente un qualche pregio, a parere di chi scrive, è stato sorvolato dalla Corte e attiene alla possibilità di modificare una legge di conversione attraverso lo strumento del decreto-legge: il tema, invero, è stato più volte affrontato e censurato, tuttavia, il malcostume di abusare della decretazione d’urgenza rimane radicato in chi legifera e così il sistema è sempre più frammentato e meno coordinato.

Corte Costituzionale, 11 dicembre 2020, n. 269

Luca Mariani – l.mariani@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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