Figli economicamente indipendenti? Il contributo di mantenimento va restituito

La Corte di Cassazione ha decretato la ripetibilità delle somme pagate a titolo di mantenimento della prole ormai autosufficiente, quantomeno in riferimento al periodo di tempo in cui era noto il rischio restitutorio.

Nel caso recentemente esaminato dalla Corte di Cassazione, il Tribunale di Taranto aveva dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra M.S. e G.A. alle condizioni specificate nel ricorso congiunto presentato dai due coniugi all’autorità giudiziaria. L’accordo raggiunto in sede di divorzio prevedeva, a carico di M.S., il pagamento di un contributo di mantenimento per le due figlie fino al termine degli studi universitari.

Nonostante il conseguimento della laurea da parte delle figlie, le quali, successivamente, erano addirittura convolate a nozze, M.S. si era visto notificare un atto di precetto per il pagamento del contributo (pari a euro 36.910,10) relativo ala mancato pagamento del contributo di mantenimento dei cinque anni precedenti.

Pertanto, dopo aver provveduto al pagamento, M.S. adiva il Tribunale di Taranto, chiedendo la restituzione di quanto pagato e, in subordine, la condanna della G.A. al risarcimento del danno per l’appropriazione indebita delle somme. M.S. sosteneva infatti che l’obbligo di mantenimento sullo stesso gravante fosse venuto meno, considerata la sopravvenuta indipendenza economica delle figlie.

Il Tribunale di Taranto, tuttavia, rigettava le richieste attoree, sulla base della circostanza che M.S. aveva dato impulso al procedimento di revisione delle condizioni economiche proprie del regime post-coniugale solo dopo aver pagato la somma precettata, al fine di ottenere il riconoscimento formale del mutamento di dette condizioni e di essere esonerato da ulteriori pagamenti per il futuro.

Anche la Corte d’Appello di Lecce, adita da M.S. al fine di veder riformata la sentenza di primo grado, concludeva per la conferma della pronuncia impugnata, sulla base dell’assunto che l’obbligo contributivo dell’appellante fosse venuto meno solo con il provvedimento di modifica delle condizioni di mantenimento delle figlie, successivo al pagamento di cui M.S. chiedeva la restituzione.

La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ribaltato l’infausto esito dei precedenti gradi di giudizio, osservando come il raggiungimento della definitiva indipendenza economica delle figlie del ricorrente costituisse una decisiva giustificazione del venir meno dell’obbligo del padre di provvedere al loro mantenimento e del diritto della G. di ricevere il contributo per le figlie maggiorenni e indipendenti economicamente.

Inoltre, prima dei rispettivi matrimoni, entrambe le figlie avevano conseguito il diploma di laurea. Tale evento, in base all’accordo raggiunto tra i coniugi in sede di divorzio congiunto, avrebbe dovuto far venire meno di per sè l’obbligo di mantenimento da parte del padre.

Il fatto che il procedimento di revisione delle condizioni economiche proprie del regime post-coniugale fosse stato introdotto dal M.S. solo più tardi, al fine di ottenere il riconoscimento formale del mutamento di dette condizioni, non avrebbe dovuto essere considerato come elemento ostativo alla proposizione dell’azione restitutoria delle somme corrisposte indebitamente: infatti, l’art. 2033 c.c. ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta, del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa.

Sgombrato il campo dai precedenti equivoci in punto di opponibilità del provvedimento di modifica delle condizioni di mantenimento, la Suprema Corte ha quindi ricordato come l’irripetibilità delle somme versate dal genitore obbligato all’ex coniuge si giustifichi solo ove gli importi riscossi abbiano assunto una concreta funzione alimentare, che non ricorre ove ne abbiano beneficiato figli maggiorenni ormai indipendenti economicamente in un periodo in cui era noto il rischio restitutorio.

Pertanto, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto da M.S., rinviando la causa alla Corte d’Appello di Lecce per l’adozione degli opportuni provvedimenti restitutori.

Cass. Sez. I, Ord., 13 febbraio 2020, n. 3659

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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