Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Fideiussione e normativa antitrust: la parola alle Sezioni Unite?

La tematica della presunta nullità delle fideiussioni per contrarietà alla legge n. 287/2020 (“Norme per la tutela della concorrenza e del mercato”) e delle relative conseguenze ha rappresentato una delle questioni più dibattute dalla giurisprudenza degli ultimi anni in ambito bancario.

La diversità di posizioni assunte dai giudici ha, infine, condotto la Prima Sezione Civile della Suprema Corte a rimettere la questione al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite, nella speranza di dipanare una matassa divenuta ormai troppo articolata e ondivaga.

Nel caso di specie, i garanti di una società proponevano opposizione avverso un decreto ingiuntivo ottenuto a loro carico da un istituto di credito, eccependo che la fideiussione era stata predisposta in conformità al modello ABI, già ritenuto da Banca d’Italia potenzialmente lesivo della concorrenza, laddove frutto di accordo tra le banche.

I giudici di secondo grado accoglievano tale doglianza, dichiarando la nullità delle clausole della fideiussione 2, 6 e 8 e condannando la banca al risarcimento dei danni non patrimoniali. La decisione è stata, quindi, impugnata dall’istituto di credito avanti alla Corte di Cassazione.

I giudici della Prima Sezione, nell’ordinanza oggi segnalata, hanno in primo luogo osservato come la questione dei contratti stipulati in conformità di intese anticoncorrenziali sia stata più volte esaminata dalla Corte, pervenendo però a esiti non univoci e ormai inadeguati rispetto all’articolato fenomeno odierno. In particolare, le Sezioni Unite – seppure in tema di polizze assicurative – con sentenza n. 2207/2005 hanno riconosciuto il diritto del singolo consumatore all’esercizio dell’azione risarcitoria e di nullità, non solo nei confronti dell’intesa ma anche verso i contratti c.d. a valle. Le decisioni successive, pur seguendo questi principi, si sono però essenzialmente concentrate sulla distinzione tra azione risarcitoria e restitutoria, portando quale conseguenza “una minore attenzione verso l’azione di nullità, il cui fondamento, come rilevato dalla dottrina, è rimasto alquanto incerto, oscillando apparentemente tra la contrarietà dell’atto a norme imperative (…) e l’illiceità della causa”. Inoltre, “si è provveduto all’automatica applicazione dei principi enunciati in riferimento alla nullità dei contratti di assicurazione, senza approfondire adeguatamente le ricadute, in relazione alle differenze riscontrabili tra le due fattispecie”.

Peraltro, anche in dottrina si sono sviluppate tesi differenti, sia con riguardo all’ammissibilità dell’azione di nullità, sia in ordine all’individuazione del tipo di nullità da farsi valere.

Per tali motivi la Prima Sezione ha ritenuto necessario valutare la remissione alle Sezioni Unite della questione relativa alla conformità delle fideiussioni allo schema ABI, per stabilire:

a) se la coincidenza totale o parziale con le predette condizioni giustifichi la dichiarazione di nullità delle clausole accettate dal fideiussore o legittimi esclusivamente l’esercizio dell’azione di risarcimento del danno, b) nel primo caso, quale sia il regime applicabile all’azione di nullità, sotto il profilo della tipologia del vizio e della legittimazione a farlo valere, c) se sia ammissibile una dichiarazione di nullità parziale della fideiussione, e d) se l’indagine a tal fine richiesta debba avere ad oggetto, oltre alla predetta coincidenza, la potenziale volontà delle parti di prestare ugualmente il proprio consenso al rilascio della garanzia, ovvero l’esclusione di un mutamento dell’assetto di interessi derivante dal contratto”.

Si attende dunque di conoscere se le Sezioni Unite riusciranno a portare finalmente chiarezza.

Cass., Ord., 30 aprile 2021 n. 11486

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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